Venezia76 #1: da Kore-eda a Noé

È cominciata una nuova edizione della Mostra del Cinema, che si apre all’insegna della polemica. Tra autori controversi come Roman Polanski, l’assenza di autrici donne segnalata fortemente anche dalla presidente di giuria Lucretia Martel e l’inaugurazione della sezione orizzonti con Pelikanblut che ha già aperto il dibattito. 

Noi quest’anno seguiremo la Mostra per la prima volta con un accredito Media Press e la nostra emozione nei confronti di questa edizione speciale è tanta. Nei nostri precedenti articoli sulla mostra abbiamo segnalato i tanti titoli che stiamo aspettando, ma adesso è arrivato il momento di vederli, senza paura di accettare quello che gli autori ci propongono. 

L’edizione è stata pre inaugurata con la proiezione in anteprima internazionale di Exstase di Gustav Machatý, film ceco del 1933 presentato alla seconda edizione della mostra e passato alla storia per l’apparizione della bellissima attrice Hedy Keisler in nudo integrale. Al di là di questo contenuto, ricordato in maniera sensazionalistica, il film è decisamente originale e capace ancora oggi di essere divertente, poetico e attuale. La storia di una giovane costretta in un matrimonio freddo e noioso viene raccontata ibridando la messa in scena della commedia del muto con il cinema sperimentale delle avanguardie, sorprendendo nella sua narrazione del bisogno fisico dell’amore necessario per la nascita della vita. È stata una bellissima esperienza vedere questo film raro introdotto dal direttore del Nàrodní Filmovy Archiv di Praga, che ha spiegato come il lavoro sia stato possibile grazie a quattordici archivi di tutto il mondo e ha mantenuto le peculiarità delle singole copie usate per il restauro, ora la versione più simile all’originale. 

La Vérité è invece il film di apertura ufficiale del concorso, primo film europeo dell’acclamato regista giapponese Hirokazu Kore-eda, con Catherine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke. Il film si presenta come una commedia familiare francese, con scambi di battute pungenti e difficili retroscena con cui bisogna scendere a patti. Un lavoro molto diverso dai precedenti film del regista, non solo per le ambientazioni europee: Kore-eda ha lavorato molto su famiglie atipiche e disfunzionali, in cui i protagonisti lottano ferocemente per la ricerca di un equilibrio al di là della cosiddetta naturalezza. In questo film la famiglia avrebbe tutte le caratteristiche per essere perfetta, ma dietro ogni angolo si nasconde uno scheletro nell’armadio, a conferma di come siamo artefici del nostro destino. Mentre di solito Kore-eda eleva i suoi personaggi accattoni, ladri o imbroglioni, qui osserva con una critica elegante e bonaria una famiglia borghese con uno sguardo dall’alto.

È un film adatto a una apertura di festival che non vuole creare problemi, ma divertire in un piccolo circo gestito da un grande autore alle prese con attori, contesti e lingua completamente diversi dai propri.

Tutto un altro discorso va fatto per Pelikanblut di Katrin Gebbe che ha aperto Orizzonti. Una donna forte, che gestisce da sola un maneggio e una prima bambina adottata all’estero, si appresta ad adottarne una seconda. La sfida dell’inserimento di una bambina di cinque anni in una nuova casa è un’aspirazione che la riempie di gioia, finché non scopre che la piccola ha subito dei traumi pesantissimi da quando è nata e reagisce in maniera violenta alla sua nuova vita. La tensione crescente raggiunge picchi sempre più alti e incontrollabili, ma la madre non si arrende mai. Come è costante e testarda nell’allenamento dei suoi cavalli preparati per essere montati da agenti di polizia, così lo è nel tentativo di riportare la piccola a una vita normale, a costo di dare il suo sangue. Sebbene il comportamento della bambina sia spiegato a livello scientifico il film riesce a inserire un sottotema soprannaturale che regolarmente si presenta a reclamare attenzioni, grazie all’uso del linguaggio dell’horror. È possibile che la piccola sia posseduta? La possessione può far parte di una patologia riconosciuta scientificamente? Una rete di dubbi che si ramifica nella mente della madre e contribuisce alla sua ricerca.

Oltre a Pelikanblut, di Orizzonti abbiamo visto anche Sole, esordio alla regia di Carlo Sironi. La storia è quella di Lena, una ragazza polacca incinta che decide di vendere la figlia ad una coppia italiana che non è in grado di avere figli. La transizione viene svolta con l’aiuto di Ermanno. L’incontro tra i due ragazzi si mostra come una rappresentazione della solitudine, del dolore e del vuoto delle loro vite, che ricordano quello di molti ventenni al giorno d’oggi. Un ritratto delicato che non cade mai nel patetico e che riesce, nonostante la recitazione volutamente apatica, a far entrare lo spettatore in sintonia con i personaggi. Un’ottima opera prima che ci ha fatto inserire Sironi nella lista degli autori italiani emergenti da tenere d’occhio. 

Ogni anno la mostra dà spazio anche a versioni restaurate, director’s cut e non solo. Quest’anno, tra i tanti eventi, ci è stato proposto Irréversible di Gaspar Noè in una Inversion Integral. Cosa significa? Il film è notoriamente strutturato all’inverso, cioè comincia dalla fine della storia e disvela scena dopo scena cosa succedeva in principio. In questa versione è stato invertito, tornando in ordine cronologico. Un esperimento dubbio e interessante al tempo stesso: permette di riscoprire numerosi dettagli del film grazie alla nuova linearità e al tempo stesso riesce a mantenere i suoi elementi caratteristici di caos. Però non è lo stesso film. Una visione assolutamente affascinante, se si è già vista la versione originale.

Tanto altro ancora ci aspetta nelle prossime giornate, che riporteremo nei futuri daily e anche con aggiornamenti flash sul nostro canale Twitter. Seguiteci anche lì!

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