Venezia 76 #9: viaggiando da sponda a sponda

Il festival sta finendo, ma ancora c’è qualche film da recuperare. 

Anteprima stampa di State Funeral, nuovo lavoro del provocatorio regista russo Sergei Losnitza. Un collage eterno di immagini d’archivio registrate alla morte di Stalin, che ritraggono il suo funerale e la reazione collettiva del popolo russo. Il regista crea un dipinto frammentato, dove immagini a colori e in bianco e nero ripetono all’infinito sguardi e gesti di cordoglio e tristezza, prolungando in eterno un momento che diventa due ore e un quarto di film. Un caleidoscopio che riporta alla vita il senso di spaesamento dovuto alla scomparsa del leader sovietico. Le orde di gente, le migliaia di ghirlande di fiori, le code ai chioschi dei giornali che diventano infiniti meccanismi ripetuti e aiutano a costruire una nuova dimensione di questo evento. Una costruzione potente di fronte alla quale possiamo solo sentirci atterriti.

A herdade è invece il film portoghese che gareggia in concorso, uno dei più lunghi con le sue due ore e quarantaquattro minuti e il passaggio attraverso tre generazioni di proprietari terrieri. Abbiamo visto tanti film con questa struttura, da La casa degli spiriti tratto da Isabel Allende al recente Birds of Passage ambientato in Colombia. Qui la storia si svolge dal 1946 al 1991, passando per la caduta del regime autoritario nel 1974. Uno sfondo intrigante che si percepisce appena, essendo il film molto incentrato sui problemi di questa famiglia e la propria tenuta, animate da passioni e paure. Non possiamo però parlare di una storia nuova. Sebbene il film sia ben realizzato non basta per renderlo coinvolgente, e ottime soluzioni stilistiche non possono sopperire a una trama troppo consunta. Possiamo però capire il perché della sua posizione in concorso: si tratta comunque di un bel film, per quanto lungo scontato o emotivamente caricato. Di fronte a questa visione ci siamo chieste se il nostro giudizio non sia ormai logorato dalle troppe visioni, e se forse a uno sguardo più fresco sarebbe risultato migliore. 

La nona giornata si è conclusa con un film all’interno delle Giornate degli Autori, Aru Sendo No Hanashi (They say nothing stays the same), opera prima alla regia del noto attore giapponese Joe Odagiri. La storia è quella di un barcaiolo che per vivere aiuta le persone ad attraversare il fiume, mentre a pochi metri di distanza viene costruito un ponte che, una volta terminato, toglierà il lavoro al barcaiolo. Una trama in apparenza molto semplice che dietro nasconde riflessioni profonde sull’impatto dell’uomo sulla natura e sulla pace della vita quotidiana. Un film sull’evoluzione che ha portato l’essere umano a dover fare tutto di fretta e in base all’utilità, perdendo la capacità di apprezzare le cose semplici. Oltre a questi vengono accennati anche altri temi interessanti, tra cui quello della reincarnazione che fa riflettere molto sulle credenze tradizionali delle filosofie orientali. 

Da una sponda all’altra del fiume che fa da sfondo a tutto il film, transitano la storia e le tradizioni giapponesi, interpretati da numerosi piccoli personaggi che portano il loro vissuto personale riflettendo i costumi del Giappone. La regia è ben curata ed elegante, permettendosi in alcuni punti esplosioni di stile in bianco e nero e super violenza immancabili del cinema giapponese. Da sottolineare anche la fotografia stupenda realizzata da Christopher Doyle, noto per essere stato il direttore della fotografia di fiducia di Wong Kar-Wai.

Manca ancora un giorno a completare le visioni del concorso, da cui trarremo i nostri pronostici e speranze per la premiazione di sabato sera. 

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