Venezia 76 #4: un concorso da Joker

Il primo weekend di mostra si è fatto sentire. Con l’arrivo del sabato il Lido si riempie ancora di più, anche in coincidenza delle proiezioni più ghiotte della selezione. 

La selezione ufficiale del concorso della Mostra del Cinema è sempre una sorpresa. Ogni anno si crea uno strano equilibrio tra i titoli che si allineano per competere, spesso diversissimi da loro, e tutto il festival procede al passo con la loro proiezione, tra grandi attese e delusioni. Nel corso degli anni abbiamo visto come all’interno della competizione vengano inclusi sia lavori autoriali al limite della comprensione (pensiamo a Heart of a Dog, Stray Dogs o The Woman Who Left), film di grandi nomi e qualità indiscussa, però più “commerciali” (esemplari il caso di Arrival e La La Land), ma a volte anche film che consideriamo “riempitivi”, che non si capisce bene che valore aggiunto diano al concorso, come fu il caso di Acusada o del documetario di Ai Weiwei sull’immigrazione, un lavoro troppo grande per poter essere affiancato ad altri film realizzati con tutt’altre finalità. E’ quindi davvero difficile trovare la quadra su come questi titoli siano stati selezionati, e soprattutto chi avrà le maggiori chance di vincere. Ogni anno poi ci sono i film più attesi, spesso per autorità dei suoi regista o interpreti, ma a volte anche perché siamo curiosi di sapere se merita quello spazio nella competizione.

Joker di Todd Phillips è stato senz’altro il film più atteso del concorso. Non sapevamo ancora come interpretare la scelta del comitato di selezione per averlo inserito nella competizione ufficiale, ma dopo averlo visto si può dire che è stata azzeccata. L’attenzione mediatica dedicata ai cinecomic negli ultimi anni ha senza dubbio favorito la produzione di questo film, che si propone però come un lavoro completamente diverso. Da dove nasce il personaggio del Joker? Questo film se lo chiede scegliendo di non seguire il percorso tracciato dai fumetti, bensì scrivendo una sua versione, che si interroga più ampiamente sulla rappresentazione di un personaggio celebre come questo. La storia regge perfettamente, e l’immersione nel mondo del protagonista è completa. Pur partendo da un classico dei fumetti pop il film segue la sua ricerca estetica in autonomia, coi propri colori e le proprie inquadrature. L’obiettivo non è quello di codificare nuovamente il Joker, come è già stato fatto, ma anzi strapparlo alla sua precedente dimensione e riportarlo al livello umano. L’interpretazione di Joaquin Phoenix fa crescere il personaggio in maniera fluida e coerente, ed è proprio questa a rendere questo nuovo Joker, ancora, un’icona. 

Adults in the room è invece il nuovo film di Costa-Gavras, che racconta i retroscena dei primi cinque mesi di governo di Alexis Tsipras e il suo ministro delle finanze Yanis Varoufakīs, che condusse una lunga contrattazione con l’Unione Europea per liberare la Grecia dal debito. Un film ambientato dall’inizio alla fine in sale e salette acquista la tensione che probabilmente si respirava in quei giorni, tra questi politici di tutte le nazioni chiusi in una stanza a giocare col potere. La discussione sembra anni luce lontana dai problemi della popolazione, che infatti compare solo in poche, emblematiche scene. Un’opera che esprime come la contrattazione politica assuma i toni della scommessa, del ricatto e dell’azzardo, giocato da persone distanti dai problemi quotidiani e chi lotta per il bene comune sembra essere messo alle strette. Esilarante e intenso, questo punto di vista sulla nostra storia recente si gode come un thriller spionistico, nonostante sia tutto vero. 

Photo call di Adults in the room, tra cui possiamo vedere anche il regista Costa-Gavras (terzo da destra), insignito del premio Jaeger- Lecoultre Glory to the Filmmaker 2019

Biennale College propone come ogni anno una produzione italiana, in questa edizione firmata da Chiara Campara. Lessons of Love è nato come un western ed è evoluto durante il suo anno di produzione fino a diventare una breve storia di formazione. Il protagonista Yuri vive con il padre in un paese di montagna, e lavora nel loro piccolo allevamento di mucche. Anche se ha trent’anni non ha mai lasciato la casa, e sente il bisogno di uscire a confrontarsi con il mondo esterno, e soprattutto con l’altro sesso. E’ interessante come il protagonista esca dagli stereotipi dell’uomo solo e bambinone, ma abbia una tridimensionalità adulta, datagli dalla grande empatia sviluppata nel contatto con gli animali e dalla sicurezza del saper praticare un mestiere che lo appaga. Per questo i suoi tentativi, sebbene goffi, sono dolci, comprensibili e non privi di fascino. Un film semplice, però che arriva al punto senza sbavature, grazie anche a un ottimo lavoro di montaggio.

Sembra passato un mese ma la Mostra è ancora molto lunga e i giochi per il Leone d’Oro sono ancora aperti. Vedremo cosa ci aspetta!

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *