Tutto quello che avreste voluto sapere su Parasite* (*ma non avete mai osato chiedere)

Con la vittoria agli Oscar Parasite ha scritto la storia ed ha definitivamente lasciato un’impronta nella memoria collettiva. È un film di cui si è parlato moltissimo, e di cui si potrebbe continuare a parlare perché ricco di suggestioni e curiosità. Proprio a partire dagli interrogativi posti dal film, e mossa dalla passione per un’opera così particolare, ho deciso di raccogliere in un unico articolo diverse curiosità e riflessioni su Parasite. Tra le informazioni che trovate alcune vengono dal video di Screen Rant e altre sono frutto di ricerche personali. 

  • Il titolo originario del film doveva essere inizialmente “Décalcomanie” (francese per decalcomania), una tecnica che permette alle incisioni di essere trasferite su altre superfici. A prima vista un decalco può sembrare identico all’originale, ma se osservato da vicino si notano tutte le differenze e le imperfezioni. Metafora che fa riferimento alle due famiglie Park e Kim, entrambe composte da quattro membri, ma del tutto diverse tra loro. 
  • Tutto il quartiere dov’è collocata la casa della famiglia Kim è stato ricostruito da zero e costruito su un serbatoio d’acqua gigante per rendere più facili da girare le scene in cui il quartiere viene inondato dalla pioggia. Per rendere il tutto il più realistico possibile gli scenografi hanno fatto ricerche sui quartieri poveri di Seoul che sono stati demoliti e riedificati da zero, ed alcune parti del set sono state realizzate prelevando elementi dalle case demolite, come porte o finestre. 
  • La casa dei Park è stata costruita con una combinazione di effetti pratici e CGI. Il piano terra e il giardino sono stati costruiti a Jeonju, mentre il primo piano è stato ricostruito in studio e aggiunto in CGI.
  • Il production designer Lee Ha-jun nel costruire il quartiere in cui vive la famiglia Kim, non ha agito solo fisicamente sulla scena ma ha creato anche una backstory per i vicini dei Kim, dalla casa in cui vive una vecchia donna i cui figli raccolgono e rivendono spazzatura per guadagnarsi da vivere, passando per lo sciamano fino al disoccupato che vorrebbe essere uno YouTuber.
    (Se volete approfondire potete vedere questo video
  • Il nome che nel film viene dato all’architetto che ha progettato la casa dei Park è il nome nella realtà di un fotografo coreano specializzato in foto di architettura (Namgoong Sun).
  • Tra gli attori presenti nel cast Choi Woo-sik, Song Kang-ho e Jeong-eun Lee avevano già lavorato con Bong Joon-ho. Choi Woo-sik ha fatto un ruolo in Okja; Song Kang-ho è stato tra i protagonisti di Memories of Murder (2003), The Host (2006) e Snowpiercer (2013); Jeong-eun Lee ha dato la voce ad Okja in Okja e una piccola parte in Mother (2009). 
  • L’attore Park Seo-joon, che interpreta Min, è molto famoso in Corea per i suoi ruoli in alcuni K-Drama (She Was Pretty, Fight for My Way e What’s Wrong with Secretary Kim).
  • Con la traduzione dal coreano alle varie lingue uno dei dettagli della sceneggiatura è stato modificato. Nella versione originale nel momento in cui Kim Ki-taek legge il documento falsificato dalla figlia fa il nome dell’Università di Seoul, ma per rendere la battuta più immediata e memorizzabile per gli spettatori occidentali è stata sostituita con l’Università di Oxford. Se si osserva il documento infatti compare il logo dell’Università di Seoul, che è proprio quella frequentata da Bong (e che negli ultimi giorni si è divertita a celebrare i risultati del suo ex studente).
  • La base della canzoncina cantata da Park So-dam (Jessica) per memorizzare la sua finta biografia prima di presentarsi alla famiglia dei Park viene da una famosissima canzoncina coreana conosciuta da tutti i bambini e che viene utilizzata per memorizzare le cose: ‘Dokdo Is Our Land’ (독도는 우리땅) Esempio.
  • La canzone originale “Soju One Glass” è stata composta e cantata da Choi Woo-sik (Kevin) che ha scritto anche il testo insieme al compositore della colonna sonora Jung Jae-il.  
  • Bong Joon-ho ha fatto il calcolo di quanti anni ci vorrebbero per una persona nella posizione finanziaria di Kim Ki-woo per mettere da parte i soldi e comprare la casa dei Park. Il risultato? 540 anni, che rendono l’immaginario finale del film ancora più un miraggio. 
  • Per gli amanti del genere horror un piccolo dettaglio legato a Geun-se. Il fatto che ci siano delle mosche che gli volano intorno una volta uscito dallo scantinato indica non solo il suo stato di decomposizione fisica e morale, ma è anche ricollegabile al modo in cui la simbologia delle mosche è spesso associata a demoni e elementi soprannaturali.
  • La società di Park (capofamiglia ricchi) si chiama Another Brick. Citazione alla canzone dei Pink Floyd Another Brick in The Wall, o semplicemente perché è “un’altra ditta” senza niente di particolare? 
  • Il film nasce da un’esperienza vissuta in prima persona dal regista. Infatti durante gli anni in cui ha frequentato il college, Bong ha fatto il tutor per una famiglia benestante.
  • Quando è venuta l’idea per questo soggetto a Bong nel 2013, l’aveva inizialmente pensato come uno spettacolo teatrale che avrebbe avuto due case costruite sul palco e gli attori che si spostavano da una all’altra. 
  • Tra i vari elementi che vengono utilizzati per far intuire la differenza di classe tra i Park e i Kim uno di quelli più astuti è l’uso della lingua. I Park quando parlano inseriscono, senza nessuna logica apparente, tante frasi in inglese, acuendo la loro “aria snob”. I Kim invece non lo fanno, ed è molto interessante che nonostante venga assunto per fare il tutor di inglese, Kim Ki-woo nel corso del film parla questa lingua solo in due momenti e dicendo parole affatto casuali (“plain and simple” riferito a Park Yeon-kyo e “pretend” durante una delle lezioni con Park Da-hye).
  • Nella scena in cui i Kim mangiano nella mensa per autisti, nel corso della conversazione sui lavori fatti da Ki-taek, viene detto che ha lavorato per un “ Taiwan cake shop” che poi è andato a fuoco. Durante uno dei dialoghi con Geun-se questi dice che ciò che l’ha portato alla rovina è stato quando la sua “Taiwan cake shop” si è incendiata. Coincidenza? Chissà. 
  • Parasite ha battuto numerosi record. Primo film sudcoreano a vincere la Palma d’Oro (nonostante fossero stati già presentati lavori fondamentali come Oldboy); primo film vincitore della Palma d’Oro ad essere anche vincitore del premio Oscar come Miglior Film; primo caso nella storia di vittoria sia di Miglior Film che di Miglior Film Straniero agli Oscar (l’anno scorso ce l’aveva quasi fatta Roma di Cuarón); primo film a vincere il premio SAG come miglior Performance del Cast. Da IMDb risulta che Parasite abbia già conquistato 200 premi.
  • Uscito a novembre in sala in Italia, Parasite ha subito guadagnato 1.686.735 euro. Rispetto alla precedente Palma d’Oro, Shoplifters (anch’esso arrivato dall’Estremo Oriente) il risultato è praticamente più del 500%. Vanno valutati numerosi fattori in queste stime, come ad esempio che Parasite è uscito a novembre, non a maggio, in un periodo dell’anno piuttosto favorevole per il mercato cinematografico. Però ad oggi il film è arrivato a guadagnare in Italia 2.816.587 euro, di cui gli ultimi 746.529 a cavallo della cerimonia degli Oscar, grazie alla rimessa in sala del film. Dalla presentazione a Cannes a maggio fino ad febbraio, possiamo quindi contare 9 mesi in cui il film è stato promosso e condiviso, dei quali 3 ha viaggiato sui nostri schermi ottenendo dei risultati incredibili, considerando che ad oggi è il 22 titolo nel box office 2020.

Si potrebbe andare avanti ancora probabilmente, ma per il momento ci accontentiamo di questi dettagli. Voi ne avete scovati altri? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere!

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