Scontro tra giganti: come il cinema affronterà il Covid-19

Siamo ormai al quarto articolo relativo a come il mondo del cinema sta affrontando l’emergenza sanitaria del Coronavirus. Dopo un primo articolo in cui abbiamo inquadrato la situazione dalle sue origini abbiamo cercato di restare aggiornate e di aggregare in una serie di articoli successivi le diverse notizie che di settimana in settimana si accumulano su questo importante tema per noi operatori del settore audiovisivo. Ecco alcune delle notizie più interessanti di questa settimana secondo noi.

Questionario per raccogliere il parere dei professionisti del settore

Nella sezione Cineguru del sito di informazione cinematografica Screenweek, relativa al commento del boxoffice, sono stati riportati i risultati di un questionario distribuito dallo stesso blog, in collaborazione con l’ente di ricerca privato Ergo Research, a diversi professionisti del settore cinematografico, a partire dall’8 aprile. Al 15 aprile sono state raccolte 470 interviste fra esercenti di sale cinematografiche (142), registi/autori (109), distributori (64), produttori (56), industrie tecniche (32), agenzie/uffici stampa (27), giornalisti specializzati (27) ed altre professionalità ascrivibili al settore.

Il questionario è stato posto per valutare la loro posizione rispetto al tema della riapertura delle sale, ma viene da subito evidenziato come non sia possibile distinguere nettamente chi ha compilato il questionario secondo prospettive reali e chi secondo auspici, o, verosimilmente, unendo le due cose. Tenendo conto di questa particolarità, possiamo leggere i risultati con occhio critico. 

2 su 3 degli intervistati si schierano su un’ipotesi di riapertura dopo l’estate, a settembre, ottobre o addirittura oltre; il distanziamento sociale è considerato impossibile da evitare e direttamente collegato al momento di riapertura delle sale, per cui più in là sarà meno si protrarranno le norme, e qui il dato aggregato mostra il 64% degli intervistati orientato verso i due mesi o più di limitazioni; la maggioranza degli intervistati sarebbe comunque propensa a riaprire le sale anche con le restrizioni (76%).

Per quel che riguarda invece la programmazione dei film dopo la riapertura la maggioranza relativa del 31% afferma che ci vorranno più di 6 mesi per tornare a una programmazione analoga a quella della stessa stagione nell’annata precedente, e un 28% crede che ci vorrà un anno o più prima che il boxoffice torni paragonabile (quindi non solo riequilibrio dell’offerta, ma anche di vendita di biglietti). 

E’ interessante osservare anche il dato relativo alla misure che occorrerà apportare per riavvicinare il pubblico (è stato chiesto di votare da 1 a 10 i seguenti elementi, riportiamo accanto la media voti):

  • Un’offerta di titoli adeguata 8,5
  • Una significativa campagna di comunicazione 8,5
  • Accurata igienizzazione/sanificazione delle sale a intervalli prestabiliti 8,4
  • Una comunicazione rassicurante 8.1
  • Rigorose regole di accesso e gestione delle file 7,2
  • Messa a disposizione di dispositivi di sicurezza come mascherine e guanti 7,2
  • Distanziamento sociale (ad esempio un posto ogni due) 7,1
  • Promozioni/ Applicazione di sconti sul prezzo dei biglietti 7,0

E’ da notare come una delle opzioni più millantate dalle istituzioni, cioè il biglietto scontato, sia l’ultima delle risorse considerate dai professionisti del settore. Ci troviamo molto d’accordo, perché chiedere ad esercenti che escono da diversi mesi di stop di svendere il loro servizio per accalappiare chi al cinema non aveva voglia di andarci neanche prima ci sembra scorretto. E’ giusto riflettere sul prezzo e il valore ad esso collegato, ma chi vuole andare al cinema verrà convinto da ben altre motivazioni, come sostenuto anche dagli intervistati. 

Ultimo punto che vorremmo riportare è quello sulle idee relative alle windows, cioè le finestre di tempo che deve trascorrere tra l’uscita in sala e il trasferimento del film su piattaforme streaming. E’ noto che in questa fase di emergenza diverse case di produzione hanno saltato il primo step e optato direttamente per la seconda opzione (uno degli ultimi casi è l’attesissimo Bombshell), ma nel futuro ristabilire le windows sarà necessario per permettere ai cinema di essere competitivi con le varie piattaforme. La maggioranza relativa del 31% si dimostra fiduciosa poiché si aspetta che, sebbene in una fase iniziale le finestre potrebbero essere più ristrette, si tornerà presto alla prassi pre Covid-19.

Qui il questionario per intero nell’articolo di commento: Il futuro del cinema in sala nella prospettiva degli addetti ai lavori – risultati aggregati, su Cineguru.Screenweek.it

Torneremo al cinema grazie al Drive-In?

CNA Cinema e Audiovisivo (la sezione che si occupa di cinema all’interno dell’associazione nazionale degli artigiani e delle piccole e medie imprese) ha lanciato una proposta curiosa ma affatto sciocca: tornare al Drive-In. Tutti conosciamo questa modalità romantica molto adottata soprattutto in America tra gli anni ‘50 e ‘70, in cui si poteva accedere ad ampi parcheggi attrezzati per la proiezione su schermi immensi da godere seduti nella propria auto. Questa idea potrebbe rivelarsi una valida alternativa alla sala, poiché evita il contatto tra gli spettatori, che restano isolati nella propria auto, ma permette comunque di vivere un momento di socialità, in cui si vede il film insieme. Mentre le tecnologie sono a favore per quel che riguarda proiezione e diffusione dell’audio (che può avvenire oggi con cuffie bluetooth), resterebbe da identificare luoghi abbastanza ampi per l’allestimento della “sala”. CNA propone il suo progetto CineDrive mettendo già sul piatto la collaborazione con il service Movielandia di Roma, e attende il sostegno delle istituzioni per poter aprire la strada alle arene estive, che in molte parti d’Italia dovranno adottare metodi alternativi per svolgersi. 

L’idea di godere del film in questa modalità senz’altro è vincente: si combina il gusto del consumatore per l’esperienza unica e fuori dall’ordinario con un evento in totale sicurezza, dove il massimo del contatto sarà esibire il biglietto elettronico all’ingresso o fare una coda distanziata per un sacchetto di popcorn.

A Roma ritorno al drive in nel post- Coronavirus, Roma Today

Intanto il Governo…

Mentre da un lato si discute il modo migliore per tornare alla visione collettiva dall’altro il governo italiano valuta con interesse lo strumento streaming. Il ministro della cultura Dario Franceschini si è espresso riguardo un “Netflix della cultura”: una piattaforma dove trasmettere a livello mondiale prodotti culturali italiani di alta qualità, come gli spettacoli alla Scala di Milano. Franceschini sostiene che questo lockdown ci ha fatto percepire con maggior importanza il valore dei servizi streaming nella nostra vita e come potremmo usarli per veicolare le nostre eccellenze. Rimangono tanti gli elementi da definire: quali prodotti rientrerebbero in tale piattaforma? Spettacoli, film, o anche visite ai musei? A quale prezzo si potrà accedere a tutte queste risorse? Certo questa proposta risponde anche alla situazione critica in cui versa tutto il settore turistico italiano, che prospetta un’estate molto magra, durante la quale turisti italiani e stranieri faticheranno ad aggregarsi presso le numerose e variegate località che l’Italia offre. 

Fresco l’aggiornamento di un primo stanziamento di 20 milioni di euro operato dal Ministero dei Beni Culturali a sostegno dei professionisti del settore artistico performativo che non avevano ricevuto i contributi del FUS 2019 (Fondo Unico per lo Spettacolo). Si parla di una prima manovra di aiuto per gli operatori di teatro, musica, danza e circo. Ancora niente quindi per l’area audiovisiva.

Dare vita a una “Netflix della cultura”? La proposta del Ministro Franceschini su Rai3
Franceschini: nessun artista verrà dimenticato, firmato decreto 20mln per Extra FUS, su Beniculturali.it

Da Cannes alla Mostra del cinema di Venezia

Il dibattito su come si possa strutturare un festival del cinema resta aperto. Il nuovo presidente della Biennale Roberto Cicutto ha confermato le date per la 77^ Mostra d’arte cinematografica di Venezia, attestando che il festival si farà, sebbene si stiano ancora testando le soluzioni ottimali per il suo svolgimento. Considerando che in Veneto si prevede di arrivare a zero casi di contagio tra il 15 e il 21 giugno, Venezia si trova in una posizione cronologicamente favorevole a inizio settembre. Un vantaggio che Cannes non ha per via della sua collocazione usuale a metà maggio. Cicutto è aperto all’ipotesi di una collaborazione con il festival francese sebbene trovi sconcertante il fatto che Fremaux non abbia ancora specificato il suo piano di azione per quest’anno, continuando a rimandare il momento della verità. Senza chiarezza non ci sono patti, e su questo Cicutto si è espresso con fermezza. Sempre più Venezia si sta delineando come il festival che detterà le nuove regole post Covid-19, consapevole che tutto il mondo guarda alla Mostra per ricevere un vero segnale di ripartenza. Nell’interessante articolo di Alessandro Di Simone sul sito The Cinema Show si possono leggere nel dettaglio le prime ipotesi di come la Mostra potrebbe svolgersi: programmazione metà dal vivo e metà su piattaforma online, ingressi contingentati, orari di proiezione molto sfasati per evitare troppe code all’uscita contemporaneamente, red carpet e photocall in forma privata, conferenze stampa solo online, accrediti dati in base all’età, alle patologie dello spettatore e alla sua provenienza. Il Lido è un luogo già di per sé isolato quindi sembra possibile un controllo maggiore rispetto ad altri contesti festivalieri.
Per quanto possiamo tirare un sospiro di sollievo constatando che si sta lavorando per il futuro del festival, è anche certo la prospettiva è molto spiazzante. Per noi frequentatori appassionati la Mostra ha sempre significato anche code interminabili passate scambiando qualche parere con vicini sconosciuti, un bar affollato dove incrociare lo sguardo con qualche star, la corsa verso i pochi posti liberi prima dell’ultima capatina in bagno, anche lì facendo la coda. La cosa più d’impatto della Mostra è proprio la gran quantità di gente da tutto il mondo, racchiusa su una piccola isola, dove l’attesa del film aumenta il valore dell’esperienza. Chissà come sarà questo festival nuovo, se ci mancherà la vecchia modalità o se ci aprirà gli occhi su un nuovo modo di vivere questi eventi. 

Nel frattempo anche il neo direttore del Torino Film Festival Stefano Francia di Celle si è espresso su una 38^ edizione da svolgersi almeno in parte online. Il festival si sta attrezzando, anche se la speranza resta quella di avere le sale di nuovo aperte per ospitare almeno una parte del programma.

I festival del futuro #1: Venezia 2020 si può fare 

Contenuto oltre la forma

Come sarà il cinema di domani? Oltre alle modalità di accesso in sala, il quesito interessa anche i contenuti che vedremo, in sala o in streaming, nel prossimo futuro. Sappiamo che il cinema, come tutte le forme d’arte, è espressione dei movimenti e dei sentimenti di un momento storico, e l’anno segnato dall’emergenza Covid-19 non sarà da meno. Qualche giorno fa abbiamo provato a fare una previsione su cosa vedremo nei cinema italiani una volta usciti dalla quarantena: da una parte verranno proposti film che rielaborano l’esperienza dell’emergenza sanitaria, come quello che Gabriele Salvatores sta progettando a partire dai video testimonianza delle persone chiuse in casa o il primo documentario sulla storia del Covid-19, che scommettiamo già tante case di produzione stanno adocchiando. Dall’altra invece… il cinema resterà quello che già era! Pensiamo che i produttori cercheranno di riproporre le formule già testate come le commedie di Zalone, di Ficarra e Picone, o giù di lì. Quei film che già prima del Covid-19 facevano i record. In un piacevole confronto con il nostro amico e collega Alessandro Amato (critico per Sentieri Selvaggi e cineasta), che sostiene invece che possa essere l’occasione buona per proporre film e generi completamente nuovi nel nostro panorama. Questa posizione combacia con quella del nuovo Presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto, che prospetta l’ingresso di nuovi generi e una nuova varietà nella produzione del cinema italiano, finora assestato su un livello medio da cui non si è più mosso. A stimolare ciò sicuramente il confronto con l’estero e una nuova rilevanza del media audiovisivo nella nostra quotidianità: dove si vedrà il cinema, ora che chiusi in casa ne abbiamo percepito maggiormente il valore? Sarà nei nostri telefoni, nelle nostre case, in sala, ma anche a scuola, negli eventi… una prospettiva che apre quindi a un’evoluzione positiva per quest’industria, che vorremmo abbracciare con speranza, a dispetto dei problemi che vediamo profilarsi all’orizzonte. 

Nell’attesa di nuovi aggiornamenti siamo sempre curiose di sapere altri pareri: voi cosa ne pensate?

Articoli precedenti su cinema e Covid-19

Fermi a pensare: Qualche nuova riflessione su Covid-19 e cinema
(17 aprile 2020)
Passo dopo passo: Aggiornamento su Covid-19 e cinema
(3 aprile 2020)
Questo non è un film: Come il Covid-19 ha contagiato il cinema
(25 marzo 2020)

Articoli successivi su cinema e Covid-1

Cinema e Covid: per lo spettacolo quale fase 2?
(9 maggio 2020)

Il cinema ai blocchi di partenza: la riapertura delle sale mette in luce le criticità del sistema
(11 giugno 2020)

2 Comments

  1. Pingback: Cinema e Covid-19: per lo spettacolo nessuna Fase 2. - Pepperminds Blog

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