Ride: Italiani messi alla prova

E’ uscito in sala il 6 settembre Ride

Il film è stato lanciato coi nomi di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, noti in Italia e nel mondo per il loro Mine, film di respiro internazionale con interpreti stranieri (Armie Hammer e Tom Cullen) che ha un soggetto particolare: un soldato è costretto a rimanere fermo col piede sopra una mina per gran parte del film.

Questo nuovo film, da loro scritto, prodotto e supervisionato, porta la firma di regia dell’esordiente Jacopo Rondinelli.

Il film si inserisce nel genere found footage movie, letteralmente film di “materiale trovato”. Questo genere raccoglie tutti quei film, da The Blair Witch Project in poi, che sono realizzati con telecamere amatoriali (o finte tali). Si tratta di una tecnica che ha origini anche più antiche se pensiamo per esempio a Cannibal Holocaust di Deodato, ma prende una sua conformazione specifica con i riconoscimenti al film del 1999 sulla strega di Blair, opera che consacra questa tecnica cinematografica al genere horror, non a caso. La ripresa mossa, spesso in soggettiva, parziale e quindi incapace di cogliere tutti gli elementi si rivela impressionante e funzionale per mantenere la suspance e lasciar vagare lo spettatore nell’antro più spaventoso: la propria mente.

In seguito la tecnica del found footage ha trovato sempre nuovi originali impieghi in altri generi, quali il film di mostri con Cloverfield, il film di supereroi con Chronicles, la ricostruzione di tragedie con in The sacrament. Infine l’applicazione fenomenale e disturbante nel mondo del documentario con casi come Redacted di Brian De Palma: sappiamo che il suo è un film di finzione, ma ben presto potremmo dimenticarlo. La ricostruzione di una storia di violenze da parte dei soldati americani in Iraq è resa attraverso le immagini di telecamere di sorveglianza, webcam, cellulari e videocamere attaccate ai corpi dei soldati, proprio come se improvvisamente un enorme database di immagini reali ci venisse aperto davanti.

In questo caso il trucco c’è, ma non si vede.

Ride parte proprio da qui. Ci precipita nella vita di due appassionati di sport estremi attraverso i loro video su YouTube, le loro GoPro e webcam, facendoci sembrare vera e normale la loro convocazione per partecipare a una gara di downhill (ciclismo acrobatico in zone montane) aperta a pochissimi partecipanti e con in palio un bottino di 250.000 dollari.

La cavalcata (trd. ride) si rivelerà molto più aspra e insidiosa del previsto, e noi spettatori la viviamo attraverso le numerose telecamere che i protagonisti indossano.

Questo film è esplosivo, innanzitutto per il prepotente uso di musiche martellanti ad altissimi livelli che ci bombarda senza sosta, ma anche per il dinamico montaggio. Che due autori italiani abbiano ideato e supervisionato un film così audace, scollegato da tutti i nostri cliché, dove si sperimenta con le lezioni apprese dai grandi (il film è disseminato di citazioni, a partire dai film citati in introduzione fino ai capolavori di Kubrick), senza mettere freno alle proprie visioni, il feticismo della violenza e la capacità di mantenere altissima la tensione e il mistero.

Un film da non perdere e che dimostra grandissime capacità nostrane, tra cui la produzione Lucky Red e la regione Trentino dove il film è stato girato. Inoltre il film si è “espanso” nella produzione di un fumetto e di un romanzo, lavori che hanno coinvolto ulteriori maestranze italiane, e che hanno cavalcato la cosiddetta “crossmedialità” per non abbandonare lo spettatore una volta uscito dalla sala, ma anzi dandogli nuovi spunti.

Un buon film, una buona produzione, un buon lancio. In Italia è possibile anche questo. Ricordiamocelo.

Arianna Vietina

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