Questo non è un film: come il Covid-19 ha contagiato il cinema

Il 2020 si sta contraddistinguendo per il fenomeno di diffusione globale del nuovo Coronavirus Covid-19, che ha portato numerosi paesi in uno stato di allarme e che stravolgerà diversi aspetti della nostra vita o almeno la percezione che ne abbiamo. Le informazioni mutano di giorno in giorno, le incertezze sono tante e si teme per l’impatto che il virus sta avendo sulle persone e sull’economia. 

Ma vediamo cosa sta succedendo nel mondo del cinema.

Il virus ha cominciato a manifestarsi tra dicembre 2019 e gennaio 2020 in Cina, ma nessuno credeva possibile una simile diffusione, tale che l’11 marzo 2020 l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia. Il Covid-19 è propagato rapidamente in tutto il mondo, soprattutto qui da noi in Italia, ad oggi il secondo paese per numero di contagiati. I primi casi si sono riscontrati nella zona di Milano, che è l’area con maggior rapporti con l’estero ma anche un crocevia di scambi con tutta Italia. Motivo per cui ad oggi tutto il Paese è zona rossa, e di settimana in settimana riceviamo nuovi aggiornamenti su come agire durante questa situazione anomala di quarantena, che ha di fatto fermato tantissimi settori commerciali e tutto il mondo della cultura

28 days later

LA CHIUSURA DELLE SALE

Il primo decreto attuativo in Italia risale al 23 febbraio: viene ordinata la chiusura di tutte le sale cinematografiche per una settimana, fino al 1 marzo. La settimana è trascorsa in osservanza di queste regole, ma il settore cinema comincia a manifestare segnali di malessere: essendo chiusi tutti i cinema delle aree più colpite, Lombardia, Piemonte, Veneto e varie altre province della Pianura Padana, diverse case di distribuzione hanno deciso di non rilasciare nuovi film su tutto il territorio nazionale, quindi nemmeno per le sale italiane ancora aperte. Il crollo degli incassi è stato verticale, 70% di incassi in meno secondo l’AGIS,e il settore dell’esercizio cinematografico (3.541 schermi secondo i dati Cinetel 2018), che sembrava ancora “surfare” il periodo natalizio grazie a un buon calendario di titoli di rilievo, si è bloccato immediatamente in tutta Italia. 

E’ stato atteso con ansia il termine della settimana, e il 1 marzo, secondo le nuove disposizioni del governo, le sale hanno potuto riaprire, così come i teatri e gli altri luoghi dedicati alla cultura, a patto di far rispettare le distanze di sicurezza ai propri lavoratori e spettatori, oltre ad adeguarsi a tutte le altre norme igieniche necessarie a contenere il contagio. Ogni sala ha quindi deciso cosa fare in base alle proprie possibilità: alcune sono rimaste chiuse perché non avevano i mezzi o sufficiente personale per garantire l’osservanza delle norme, altre invece perché non potevano rientrare dei costi. Difatti gli spettatori sono stati pochi, intimoriti dal contagio. Altri cinema invece hanno riaperto coraggiosamente, vendendo un posto ogni tre per garantire le distanze in sala. E alcune case di distribuzione hanno deciso di far uscire i film per sostenere queste sale, tra cui la 01 Distribution che ha calendarizzato Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti.

La situazione restava comunque in bilico: per quanto le norme non impedissero agli esercenti di svolgere il proprio lavoro le condizioni erano diventate drammatiche.
Il week end successivo è arrivato un terzo decreto. L’8 marzo è stato ordinato nuovamente di sospendere tutte le attività pubbliche che potessero coinvolgere masse di spettatori: dalle competizioni sportive ai concerti, e ovviamente ai cinema. Dopo una breve finestra di apertura, le sale si sono trovate quindi a chiudere di nuovo, stavolta fino al 3 aprile, per quasi un mese! E già allora si paventava il rischio che questo periodo di fermo si prolungasse, ipotesi sempre più concreta man mano che ci si avvicinava alla data della fine prevista del lockdown

Nel corso del mese di marzo naturalmente il contagio ha bloccato non solo le sale, ma anche le produzioni sul territorio: un caso esemplare è la lavorazione del settimo e ottavo capitolo di Mission Impossible, che si era inaugurata a Venezia, e ha subito un brusco stop.

The Flu

REAZIONE A CATENA

Come accennato all’inizio, il virus ha avuto origine e si è manifestato violentemente innanzitutto in Cina, e per questo motivo si è creato un fastidioso pregiudizio nei confronti di quel paese e dei suoi abitanti. Dobbiamo però fermarci a riflettere sul fatto che la Cina è uno dei principali motori economici e mercati del mondo, e il suo arresto è diventato un problema per l’economia globale

Torniamo nell’ambito cinema: la Cina è il mercato cinematografico più grande e proficuo, come dimostrato da una crescita degli incassi del 157% nei primi 20 giorni del 2020. La chiusura di 70.000 sale cinesi ha provocato un terremoto in tutto il mondo, tant’è che numerose produzioni hollywoodiane si sono fermate o hanno deciso di rimandare le proprie uscite, nella speranza che riapra il bacino di utenza e di guadagno più grande del mondo, senza il quale ormai tantissimi film non potrebbero rientrare delle spese di realizzazione.

Se ci fermiamo ad osservare questo fenomeno capiamo come la sala cinematografica sia ancora un elemento essenziale per la vita di un film, al punto che le major sono arrivate alla incredibile decisione di fermare la distribuzione in attesa di poter approdare nelle sale cinesi. 
Gli USA che si arrendono di fronte ai problemi della Cina fa un certo effetto.
Ovviamente l’industria cinematografica mondiale in questi giorni tiene sotto stretto controllo l’evoluzione della situazione in Cina nella speranza che a metà aprile si possa provare a tornare alla normalità con la riapertura dei cinema e l’uscita di film di rilievo come l’ultimo atteso titolo della Marvel Black Widow. 
Rimane comunque un interrogativo: i cinesi torneranno facilmente a frequentare le sale o la paura del contagio li terrà lontani dai luoghi di aggregazione ancora per qualche mese? 
Per ora hanno riaperto circa 500 sale, con un incasso totale irrisorio di 2.000 dollari. Risulta evidente che bisogna elaborare delle strategie per riconquistare gli spettatori: per ora si è optato per offrire generosi sconti e proporre film locali molto popolari, mentre il distributore statale China Film Group ha proposto un elenco di film di richiamo, come la saga di Harry Potter da riproporre sul grande schermo, e il cui ricavato verrebbe completamente trattenuto dai cinema.

Soffermiamoci su un altro caso molto interessante: il 25° film di James Bond, No time to Die, già giunto a fine produzione, ha dovuto rimandare l’anteprima mondiale prevista per il 4 aprile addirittura a novembre. Questo slittamento di ben 8 mesi fa riflettere. Se da un lato infatti possiamo pensare che si tratti semplicemente di cautela, in realtà è innegabile che tutti i film che sarebbero dovuti uscire in queste settimane e in quelle a venire dovranno pur essere lanciati un domani, e c’è timore per un affollamento fuori dal normale di titoli nelle sale di tutto il mondo. Considerando che le maggiori case di produzione decidono le date di uscita anche due anni prima, definendo per tempo la strategia per i festival, e che di regola si affollano decine di uscite ogni settimana, questo momento di “congelamento” può essere fatale. Le major stanno di fatto decidendo di prorogare le proprie produzioni, per non trovarsi nella infelice situazione di avere troppi film sul mercato in contemporanea, che finirebbero inevitabilmente per cannibalizzarsi tra loro. 

Piccola curiosità rimanendo sul caso James Bond: tra le varie ipotesi che giustificherebbero tale ritardo c’è la supposizione che la trama comprenda proprio un virus come elemento della narrazione, e che quindi sia prudente collocarsi il più lontano possibile dagli eventi odierni per non innescare una rigetto da parte del pubblico.

Contagion

I FESTIVAL

Il Covid-19 intanto è diventato un attore protagonista nel resto il mondo e cominciano a registrarsi problemi per alcuni dei più importanti appuntamenti festivalieri di rilievo mondiale, tra cui il South by Southwest e Festival di Cannes. I festival sono un termometro ancora più sensibile al contagio, soprattutto quando sono internazionali: questo perché, anche se nel luogo dove si svolge il festival non ci fossero casi di contagio registrati, chi viene dall’estero rischierebbe di non poter accedere. Per questo motivo le cancellazioni di eventi sono state rapide e dolorose, i festival si sono spostati online o hanno addirittura annullato la loro edizione 2020.

Cannes è un caso interessante perché fino a pochi giorni fa rimandavano una risposta definitiva, probabilmente nella speranza di poter mantenere i piani originali. Infine il 19 marzo è arrivata la notizia che il Festival di Cannes, pietra d’angolo del mercato cinematografico internazionale, dopo lunghe giornate di attesa ha deciso di spostare le date di svolgimento, da fine maggio a fine giugno. Una scelta obbligata dato che in tutta Europa sono stati nel frattempo vietati gli assembramenti. 
I festival sono momenti cruciali per i film in uscita, poiché sono la vetrina promozionale per eccellenza, momento di incontro e soprattutto luogo dove si svolgono le compravendite per distribuire i film nel resto del mondo. L’ipotesi che un festival come Cannes possa non svolgersi è tutt’ora impensabile, da qui il rinvio.

Il dibattito nato già nei giorni scorsi riguardo la kermesse francese rimane aperto: spostare il festival di appena un mese sarà sufficiente per potersi svolgere comunque in sicurezza? E anche se si svolgesse con un mese di ritardo ci saranno autori e giornalisti disposti a partecipare nonostante i rischi? Senza contare lo sbilanciamento che questo creerebbe all’usuale calendario dei festival. L’anno cinematografico è scandito dai più importanti eventi internazionali, che si sono distribuiti temporalmente per evitare sovrapposizioni di date, ma anche e soprattutto per intercettare diverse produzioni che terminano in momenti diversi dell’anno. Naturalmente intervengono anche fattori di prestigio, di tipologia di festival, ecc, tutti elementi che concorrono a creare un calendario ormai consolidato da anni. Posticipare Cannes quindi comporterebbe un rischio di “antipatica contiguità” nei confronti di Locarno (metà agosto) e Venezia (inizio settembre), non certo dal punto di vista logistico, ma più propriamente “diplomatico”, al di là della condizione critica in cui questa scelta viene presa. 

L’alternativa a nostro parere più corretta potrebbe essere quella di saltare l’edizione e andare direttamente a maggio 2021. Questo ridurrebbe al minimo i danni d’immagine e farebbe stare più sereni tutti i lavoratori legati al festival, perché allo stato delle cose il rischio che si lavori per giugno e poi si debba annullare è realistico. 

Esiste una terza ipotesi da molti dibattuta, cioè quella di elaborare una manifestazione alternativa da svolgersi online. Così si potrebbero raggiungere tutti gli interlocutori del festival che, stando ognuno comodamente a casa propria, vedrebbero i film tramite piattaforma streaming. E a sostegno di questa idea il presidente della nota piattaforma di video pornografici YouPorn si è offerto di ospitare la manifestazione, avendo già una struttura collaudata di servizio streaming. La realtà in questo caso supera la fantasia. 

Sopraggiungono però nuovi problemi: quale regista vorrebbe la propria anteprima mondiale su una piattaforma streaming? Gli interlocutori sono davvero disposti a rinunciare al contatto personale, soprattutto nel caso di registi esordienti o produzioni giovani? E la pirateria? Senza contare che a suo modo anche questa scelta sarebbe un danno di immagine per un festival politicamente molto schierato contro Netflix e il mondo dello streaming cinematografico. 

Il South by Southwest di Austin, USA, è intanto diventato il primo festival a scendere a patti con il coronavirus: dato che non era possibile svolgere l’evento dal vivo, l’evento è stato cancellato, ma la competizione si è comunque svolta e sono stati assegnati i premi, grazie alla giuria che ha visionato i film online ed eletto i vincitori attraverso la piattaforma di videochat Zoom. Per gli organizzatori del festival la cosa più importante considerata la situazione era almeno di dare riconoscimento ai film che erano stati selezionati in concorso, che potranno così procedere con il proprio percorso in sala o in altre vetrine di promozione.

2001: A Space Odyssey

IL CINEMA IN FUTURO

Dato che non sappiamo ancora quanto durerà l’emergenza, questo è il momento per chiederci cosa ne sarà del cinema in futuro. Ora le produzioni sono ferme, relegate in qualche studios forse, irregimentate dai controlli, le sale chiuse, i festival sospesi. 

E agli spettatori chi ci pensa? In questo mese tante sono state le iniziative di condivisione via streaming di film, operate dalle più diverse realtà, e dato che il pubblico è costretto in casa questa ampia offerta è senz’altro un bel dono. Ma ci sarà poi la voglia di tornare in sala? Per i cinefili sicuramente sì, e lo faranno per il gusto dell’esperienza e per la consapevolezza di cosa vuol dire per tutta la filiera quel biglietto che pagano. Ma “l’utente medio” avrà più timore del virus o più desiderio di tornare al cinema? Sicuramente bisognerà lavorare duramente per ricostruire una fiducia nel pubblico, che deve tornare a sentirsi sicuro tra le pareti del cinema.

Nel frattempo la storia cambia sotto i nostri occhi: la Universal Pictures è diventata la prima casa a distribuire i suoi ultimi film in contemporanea in sala e in streaming, rinunciando alla norma dei 90 giorni tra le due modalità, necessaria per mantenere l’appeal dell’anteprima in sala. Questa nuova modalità è accessibile per i grandi studios, ma rischia di diventare una prassi dannosa per case meno solide e soprattutto per i cinema.

Non sappiamo quando le ordinanze verranno revocate, né se in corrispondenza calerà effettivamente la possibilità di essere contagiati, ma proviamo a immaginare il nostro mondo di appassionati e operatori del cinema nel futuro. Se in Italia si tornasse a un regime di normalità tra maggio e giugno, le sale cercheranno di recuperare i titoli più attraenti per il pubblico, ammesso che possano averli. Forse si guarderà al cinema più indipendente o a produzioni di paesi finora poco considerati o magari film di qualche anno fa, per riempire la programmazione. Questo porterebbe senz’altro a un varietà dell’offerta prima impensata, e a sfruttare il periodo estivo, che di solito registra una proposta scarsa.

E il pubblico tornerà? Forse non subito…bisognerà elaborare offerte e lavorare molto sulla comunicazione per presentare una situazione completamente sotto controllo. E’ possibile anche però, man mano che il tempo passerà, che il pubblico diventi sempre più pigro e voglia continuare a vedere i film a casa, tendenza per altro costante da quando è nata la televisione. Può questa abitudine arrivare a far chiudere le sale, a farle diventare definitivamente obsolete? Se il cinema è sopravvissuto alla televisione da quasi 70 anni sopravviverà anche al Coronavirus. Senz’altro però bisognerà ripensare all’offerta e all’esperienza, per renderle sempre più interessanti e inclusive. 

La funzione sociale della sala vale anche per i festival e gli eventi: gli operatori culturali dovranno adoperarsi per ridare lustro alle loro iniziative, sebbene si troveranno a realizzarle con pesanti difficoltà. Ci saranno festival che opereranno in streaming, forti magari dell’esperienza vissuta, ma le due opzioni convivranno, ognuno con le sue modalità e con i suoi diversi pubblici. 

Le produzioni ripartiranno non appena ci sarà la possibilità di mostrare i propri film nelle sale, ma dovranno scontare il lungo periodo di fermo riscrivendo i contratti, rimettendo in moto una macchina rimasta ferma e cercando di far tornare sul set i lavoratori in completa sicurezza.
Non parliamo qui delle grandi major, che avranno sempre un potere contrattuale maggiore con sponsor e finanziatori, ma soprattutto delle medie e piccole produzioni, con mezzi ridotti e che si vedranno immersi in un contesto affollato e competitivo. Abbiamo già visto spesso come la scarsità di mezzi è stata stimolo alla creatività e alla riflessione sui limiti del cinema in un determinato contesto sociale e culturale. Vedremo film fatti con il cellulare, con la webcam del computer, magari usando l’audio dei vocali inviati o stralci di videochiamate, nonché nuove storie che rielaborano questo isolamento che abbiamo vissuto.

Una volta usciti dalla quarantena, la cosa più importante sarà tornare al cinema, che avrà bisogno di tutto il nostro sostegno.

This Is the End

FONTI
Campione Cinetel 
Sito Anec (Associazione nazionale esercenti cinema)
Intervento di Luigi Boggio, Agis Piemonte Valle d’Aosta
Coronavirus Cancellations: Every Film, Tv shows and Event Affected by the Outbreak, Indiewire
As China’s Coronavirus Cases Slow, Are Re-Openings Of Movie Theaters Far Behind?, Deadline
As Cinemas Shut Worldwide, China’s Prepare to Reopen, Variety
After Coronavirus Shuts Down Movie Theaters, Studios Face Release Calendar Pileup, Variety
A whole New World, Episode 282 Eric Kohn Podcast
Film in sala e subito in streaming: così il coronavirus cambierà il cinema, La stampa
SXSW Film Head Explains Decision to Maintain Festival Competition Despite Cancellation, Indiewire

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