Kubrick chiama Milestone

Film di guerra a confronto

All’Ovest niente di nuovo e Full Metal Jacket sono due opere radicalmente diverse. Uno è un film sulla prima guerra mondiale realizzato nell’America degli studios nel 1930, l’altro invece è del 1987 e parla della guerra del Vietnam. Tra i due lavori passano quasi sessant’anni in cui il linguaggio del cinema è cambiato, e i due registi hanno vissuto ambienti e suggestioni del tutto diverse.

I punti di contatto sono però numerosi e interessanti da osservare.

Sulla base delle suggestioni ricevute nel capitolo Nel labirinto, contenuto in Cinema e guerra: Il film, la grande guerra e l’immaginario bellico di Giaime Alonge (2001), ho elaborato un confronto tra le due opere a partire dalle immagini. 

Ho rivisto le due pellicole concentrandomi non solo sugli elementi narrativi comuni, ma soprattutto sull’uso di soggetti simili in inquadrature e contesti differenti, constatando che la suggestione di un dialogo rimane. Le due storie sulla disumanizzazione derivata dalle esperienze di guerra sono state rappresentate attraverso delle scelte di regia innovative, e a distanza di anni sono incredibilmente capaci di parlare tra loro.

Cominciamo con la constatazione delle effettive cose in comune tra le due pellicole: entrambe sono ambientate durante un conflitto molto violento, sono tratte da libri i cui autori raccontano l’esperienza al fronte che hanno vissuto in prima persona, e in tutte e due i film vengono presentati alcuni dei topoi più diffusi del cinema di guerra, come la desolazione del campo di battaglia in cui è difficile orientarsi, le conseguenze dello stress post traumatico, la prepotenza degli ufficiali superiori, la perdita di un compagno in battaglia, la spinta di sopravvivenza che ci porta a sopprimere l’altro, pur facendo i conti con la consapevolezza che anche il nemico è un uomo. 
(questo pezzo forse potrei riscriverlo per punti, proprio come una lista) (perché no, le liste rendono più fluida la lettura e in questo caso ci starebbe)

E’ stato ricordato nel testo di Alonge sopracitato come il sergente Hartmann sia l’erede del capitano Himmelstoss di All’Ovest niente di nuovo (Tav. 1 e 2). I due sono rappresentazioni del militarismo nazionale e sono accomunati dal modo di agire dispotico nei confronti dei soldati. Ma in realtà sono due personaggi piuttosto diversi: Himmelstoss è un uomo opportunista che ha bisogno del suo ruolo nell’esercito per attribuirsi un valore, mentre Hartman è fedele al suo compito quasi fosse una religione e segue un’etica che, per quanto urlata, si dimostra coerente e solida.

Le scene ambientate nei campi di addestramento nei due film differiscono per durata e per dinamiche messe in atto, ma diventano simili se osserviamo come i due registi hanno lavorato sul rapporto uomo-spazio. Ci sono molte inquadrature occupate quasi interamente da gruppi di soldati che marciano, attendono sull’attenti o si esercitano. Con questa scelta entrambi i registi hanno sottolineato come questi gruppi numerosi sono sottoposti a un’omologazione, e suggeriscono da subito l’idea di quanto l’esperienza militare possa permeare le vite dei soldati senza lasciargli scampo (Tav. 4 e 5).

Questo meccanismo prosegue anche nelle scene dedicate alla vendetta, nei confronti di Himmelstoss in All’Ovest niente di nuovo e nei confronti di Palla di Lardo in Full Metal Jacket. Anche qui a gruppi gli uomini attraversano le inquadrature, creando un flusso incontrollabile che sottolinea l’idea del branco che si viene a creare nelle camerate (Tav.7).

Questo concetto di branco, o meglio, di mandria, ritorna anche in altri momenti molto significativi: in Milestone i giovani che marciano voltandosi a guardare indietro viene ripetuta sia all’inizio che alla fine del film, riportando all’innocenza perduta, mentre le schiere del finale di Full Metal Jacket manifestano l’esatto opposto, mostrando l’incontrovertibile risultato dell’accettazione della violenza (Tav.8).

I dettagli simili compaiono soprattutto nei momenti più inaspettati, diventando quasi un gioco in cui si possono confrontare le diverse idee di messa in scena dei due registi. Esemplificativo è l’uso dei primi piani. In entrambi i film sono numerosi, ma costruiti in maniera completamente diversa. Quelli di Milestone sono classici, frontali, stagliati contro lo sfondo e molto usati nei momenti di pausa o appena successivi alla battaglia per mostrare l’angoscia dei personaggi. Quelli di Kubrick invece sono satiricamente scollati dal piano della finzione filmica: pensiamo ai momenti delle interviste oppure alle inquadrature dal basso dei piani dedicati ai singoli soldati, scelte radicalmente diverse dal solito che rompono l’effetto di immersione nella storia, ma ci attivano come spettatori partecipi di ciò che sta succedendo (Tav. 11, 15 e 16).

Un’ultima suggestione da segnalare è quella riguardante la costruzione del rapporto con l’altro. Anche questo tema fondamentale è trattato in maniera divergente: mentre l’opera di Milestone propende per il recupero della gentilezza e dell’empatia, Kubrick invece si arrende alla brutalità. Osserviamo come i soldati si confrontano con le donne. Al di là dello scambio di favori che Paul e i suoi compagni ingaggiano con le giovani francesi, l’incontro è anche un’occasione per riscoprire la propria umanità. In Full Metal Jacket lo scambio è invece impari, squallido, è motivo di conflitto tra gli uomini ed non conduce a nulla. Si tratta di un episodio accennato che non porta ad alcun coinvolgimento o progresso, a differenza di ciò che accade in All’ovest niente di nuovo (Tav. 18). 

Lo stesso si può dire dell’episodio di confronto con il nemico abbattuto. Nel film di Milestone la consapevolezza di aver ucciso spalanca le porte della pazzia, della paura e della colpa, mentre in Kubrick regala una sicurezza tale da invogliare il gioco ed aiuta i soldati a continuare la propria marcia senza temere di calpestare il prossimo (Tav. 19).

Le due opere raccontano la guerra condividendo il desiderio di ricostruire qualcosa di molto personale, forse proprio la dualità dell’essere umano citata da Joker, espressa dalla sua spilla della pace appuntata sul giubbotto militare. Ed entrambi riescono a farlo alla propria maniera, seguendo in definitiva due direzioni opposte: Milestone cerca la salvaguardia dell’umanità, Kubrick la condanna alla distruzione. In Full Metal Jacket non si salva nessuno, mentre Paul in extremis cerca ancora il contatto con la parte di sé più docile e pacifica.

Li avete visti? Avevate notato anche voi questi rimandi? Fatecelo sapere!

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