Il cinema coreano attraverso il Florence Korea Film Fest 2019

La cinematografia coreana al giorno d’oggi è tra quelle più interessanti a livello mondiale e il fatto di avere in Italia un festival ad essa dedicata è un’occasione bella e molto importante. Il ponte che si crea tra Italia e Corea del Sud grazie al Florence Korea Film Fest dà modo al pubblico, fiorentino e non, di assaporare questo cinema così variegato ed intrigante.

Del programma a livello generale vi abbiamo già parlato nell’articolo di introduzione e qui vogliamo parlarvi di quattro tra i film visti nelle giornate passate al Cinema La Compagnia.

Clean Up di Kwon Man-ki è stato presentato all’interno della sezione Independent Korea. La storia è quella di Jung-ju, che attutisce il dolore causato dalla perdita del figlio con alcol e lavoro. Ad un certo punto nella società di pulizie per cui lavora viene assunto Min-goo, un ragazzo di 21 anni appena uscito di prigione. Nel momento in cui lo vede Jung-ju capisce che si tratta della persona che lei e l’ex marito avevano rapito da bambino, per usare i soldi del riscatto per pagare l’operazione del figlio. Si tratta di una storia all’apparenza molto melodrammatica che però affronta il dolore e la ricerca di pace in modo sensibile. Il rapporto che si crea tra Jung-ju e Min-goo è lento e rappresenta l’importanza del perdono molto delicatamente.

Per quanto riguarda K-Society, la selezione di quattro film che dà una presentazione della società sud coreana, abbiamo visto After My Death di Kim Ui-seok. Vengono qui affrontati due temi molto importanti all’interno di questa società, e che trovano spesso rappresentazione nella cinematografia sudcoreana, che sono il suicidio e il disagio giovanile e la considerazione di inettitudine che hanno le persone nei confronti della polizia. Dopo il suicidio di Kyung-min, le indagini ripongono tutte le attenzioni su Young-Hee che è stata l’ultima persona a vederla. Si tratta di uno sguardo molto forte sulla difficoltà dei giovani di affrontare la realtà, concentrandosi in questo film in particolare sulle ragazze adolescenti. Al contrario di Clean Up qui il confine della delicatezza viene, seppur in modo leggero, superato e sono diversi i punti in cui l’enfasi sul tema del disagio adolescenziale femminile viene portato all’estremo.

Entrambi non hanno niente di particolare dal punto di vista tecnico ma risultano molto interessanti per la rappresentazione della società sudcoreana e per il modo in cui inquadrano alcuni aspetti della psicologia umana come il perdono, la ricerca di riscatto per liberarsi dal passato in Clean Up, il caos nella mente di una liceale e il bisogno di essere al centro dell’attenzione anche al costo di compiere degli atti estremi in After My Death.  

Passiamo adesso a due film in cui sono sempre presenti temi umani molto forti, che però in questo caso vengono rappresentati con violenza e brutalità.

Il primo è Illang: The Wolf Brigade di Kim Jee-woon, autore molto noto e conosciuto per lavori come The Tale of Two Sisters (2003) e The Good, The Bad, The Weird (2008). Ispirato al film d’animazione giapponese Jin-Roh: Uomini e Lupi, riprende e adatta la storia ambientandola nel 2029 nel contesto coreano. Dopo il tentativo politico di riunire le due coree si crea un forte scompiglio nella popolazione, in particolare con la creazione gruppo terroristico chiamato la Setta che combatte con un’unità speciale di sicurezza creata dal governo, di cui fa parte il protagonista del film, Joong-kyung.
Si tratta di un’opera di puro intrattenimento, divertente per gli amanti dell’action e ricca di buone scene di lotta che lasciano col fiato sospeso, ma i difetti di sceneggiatura non mancano. Sono molti i momenti frettolosi e la caratterizzazione dei personaggi è debole, senza permettere un vero coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore. Troppa azione che non viene equilibrata con la giusta sostanza.   

Questo equilibrio si trova invece in maniera più efficace all’interno di Asura: The City of Madness di Kim Sung-su. Protagonista è il detective Han Do-kyung, che per sopravvivere in una città malata, svolge i lavori sporchi del sindaco corrotto e senza morale Park Sung-bae. Un film in cui la violenza è dominante assoluta, nell’azione, negli sguardi, nei dialoghi ma non risulta mai fuori posto. Dietro ogni goccia di sangue versato ci sono tutte le debolezze e le assurdità dell’essere umano. Queste trovano una forma impeccabile nella recitazione di Jung Woo-sung (il detective), Hwang Jung-min (il sindaco) e tutti gli attori secondari tra cui spicca Ju Ji-hoon. Riuscire a mostrare con naturalezze a delicatezza la follia e la crudeltà nella loro forma più pura, non è facile e il modo in cui sono riusciti a farlo Jung e Hwang è poesia. Non solo a livello individuale ma anche a livello di chimica che si è creata tra i personaggi. Un’opera davvero ben realizzata e ben scritta, che ci ha fatto venire una grande voglia di recuperare tutti i film di Kim Sung-su.

Per il momento questo è tutto ma stiamo preparando anche un bell’articolo di approfondimento su Jung Woo-sung e continueremo sempre con molta passione a seguire la cinematografia sudcoreana. Se volete scoprire questo universo sul nostro profilo di Letterboxd trovate una lista con tutti i migliori film sudcoreani in costante aggiornamento. Continuate a seguirci per non perdere tutti i nuovi articoli in arrivo.

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