I-Scream – The Birds

Cosa c’è di più spaventoso di una ragazza determinata che decide di partire alla ricerca del suo uomo, irrompendo nel suo paese e nella sua vita? 

Secondo Hitchcock questa è una paura inquietante e reale, e su questa premessa intrigante ha costruito uno dei suoi capolavori del thriller, The birds (1963)

Il regista britannico aveva già realizzato alcuni dei suoi capolavori indiscussi come Rear Window, Vertigo, North by Northwest e soprattutto Psycho. Hitchcock, considerato un maestro della suspense più che dell’horror, ha toccato quest’ultimo genere soprattutto grazie a Psycho (1960), in cui il thriller incontra degli elementi violenti, espliciti e controversi in pieno genere horror. Su questo terreno Hitchcock realizzò, appena tre anni dopo, The Birds, uno dei primi film con cui mi sono avvicinata alla sua filmografia e ad oggi ancora uno dei miei preferiti. 

La protagonista Melanie è una donna bellissima, sicura di sé, incurante delle regole e del costume. Quando incontra Mitch ciò che la attrae è la sicurezza con cui lui riesce a tenerle testa, senza cadere ai suoi piedi. Melanie decide di conquistarlo dimostrandogli la sua determinazione: lo rintraccia e lo raggiunge a Bodega Bay, un piccolo paese sulla costa. Questo inseguimento solitario dura quasi mezz’ora, occupando tutta la prima parte del film. E gli uccelli? Si palesano proprio allora, aggredendo Melanie una volta giunta al paese. Da lì osserveremo una escalation di violenza in cui gli uccelli, considerati comunemente alcune delle creature più docili del pianeta, si avventano contro gli umani in ogni occasione, cominciando dal creare scompiglio fino ad uccidere alcune persone. Per quanto questa storia possa sembrare impossibile, Hitchcock la costruisce attraverso piccole suggestioni già dalla prima scena, in cui Melanie entra in un negozio di animali attorniata dal gracchiare di gabbiani e passerotti. Gli uccelli sono presenti in ogni sequenza, diventando protagonisti tanto quanto i personaggi umani. 

Ma la domanda è sempre la stessa: perché gli uccelli attaccano?

Hitchcock mette la palla al centro, pronta ad essere inviata verso numerose interpretazioni. La più avvalorata è senz’altro quella supportata dalla psicanalisi, che ha sezionato il lavoro di Hitchcock pezzo per pezzo riconoscendo delle matrici pulsionali nelle sue scelte registiche. The Birds quindi parlerebbe dell’ingresso nella famiglia di Mitch di una nuova donna, rappresentante della gioventù, della forza naturale e del disordine, che entra in diretto contrasto con la figura materna, la madre di Mitch Lydia. Non è una lettura forzata, poiché la figura della madre è particolarmente esplicita rispetto alle sue paure nei confronti di Melanie, venuta per rubare suo figlio. Perciò gli uccelli sono stati interpretati come una manifestazione della furia materna, che tenta di scacciare la protagonista. Dall’altra parte forse gli uccelli potrebbero essere una manifestazione di Melanie, della sua forza distruttiva e del suo potere sessuale, che irrompe nella tranquilla cittadina sconvolgendone le abitudini. Tant’è che nella scena del ristorante una donna la accusa di essere una strega, dato che gli incidenti con gli uccelli hanno cominciato a verificarsi da quando lei è arrivata a Bodega Bay. 

E’ anche vero che durante il film ci viene più volte suggerito che questi attacchi stanno avvenendo anche in altre zone della costa, lontane quindi dalla presenza di Melanie. Si tratta allora di una rivolta del mondo naturale contro l’uomo? Questa è una teoria avvalorata sempre dalle discussioni che avvengono nel ristorante, dove una ornitologa si premura di raccontarci numerosi aspetti spettacolari della categoria dei volatili. Difficile credere che Hitchcock stesse realizzando un film ambientalista, ma possiamo accettare che fosse interessato a rappresentare l’uomo in balia di una natura di cui non comprende il linguaggio e la forza capace di sopraffarlo. 

Il concetto di comunicazione è forse un’altra chiave adottabile, fine ed interessante. Uomo e uccello non possono comunicare, e forse anche tra uomo e uomo ci sono barriere incrollabili. Sono quelle che dividono i desideri di Mitch da quelli di Melanie, quelli della maestra Annie da Mitch, Lydia dai suoi figli Mitch e Cathy. Una catena di non detti, di paranoie e di sogni, che sono stati compressi, sublimati e diventati traumi, che ora si risvegliano facendo impazzire i personaggi. Questa tesi trova riscontro se pensiamo che l’elemento più inquietante comune a tutti i film di Hitchcock è proprio il suo lavoro sulla psicologia e sulla mente, luogo dove le immagini peggiori prendono forma, per i personaggi e per noi spettatori

Il film è un esempio di montaggio classico impeccabile, in cui compaiono alcune delle più puntuali scene di suspense del cinema di Hitchcock. L’esempio più citato e spiazzante è quello del ritrovamento del fattore Dan Fawcett da parte di Lydia, la madre di Mitch. Noi spettatori siamo accompagnati all’interno della casa dell’uomo, attraverso lo sguardo di Lydia. Veniamo preparati al dramma dalla mancata risposta del fattore, poi vediamo le tazzine rotte, come quelle che Lydia aveva raccolto in casa sua dopo l’attacco degli uccelli. Percorriamo un corridoio ed entriamo nella stanza, dove lo sguardo di Lydia dialoga con gli oggetti, le finestre rotte, gli uccelli morti e infine il volto sfregiato di Dan Fawcett, accasciato a terra. La donna a quel punto esce correndo dalla stanza, ma il suo grido rimane soffocato in gola, e noi udiamo solo il silenzio. Questo contrasto crea un momento unico, dove noi spettatori viviamo in prima persona uno scollamento tra realtà e percezione, entriamo in pieno nel regime del soprannaturale e della psiche. 

Un altro momento di magistrale costruzione della suspense è la scena in cui Melanie va a prendere Cathy a scuola. Ci viene proposto un montaggio alternato interno alla scena: a tratti vediamo Melanie seduta su una panchina, mentre attende fumando una sigaretta, e a tratti ci viene mostrato il parco giochi alle sue spalle. Lì si trova un castello dove uno dopo l’altro si stanno raggruppando alcuni corvi. Nel momento in cui Melanie coglie il volo di un uccello nel cielo lei si mette in guardia, lo segue con lo sguardo e scopre alle sue spalle il castello completamente invaso di corvi. La minaccia è chiara, e sorprende la protagonista, che immediatamente si mobilita per far evacuare la scuola. 

Con sole due inquadrature e una cantilena di sottofondo Hitchcock ha creato una sequenza di pura paura, che sentiamo crescente secondo dopo secondo.

La costruzione del nemico-uccello è lenta e regolare, attraverso atti di violenza sempre più gravi. Il fatto che degli uccelli riescano a uccidere delle persone, prima un uomo che non conosciamo e successivamente un personaggio importante come Annie (scoperta morta in una scena straziante) è un contrappeso fondamentale per creare la gravità delle situazione. Più grave è la conseguenza più temibile è il nemico. I nostri protagonisti però continuano a tenere in casa la coppia di inseparabili, gli uccellini addomesticati che Melanie ha portato a Cathy. La loro presenza è piuttosto enigmatica. Sono l’oggetto che ha permesso a Melanie di avvicinarsi a Mitch, un dono per il personaggio più giovane e indifeso del film, ma al tempo stesso uno spettro del nemico, che vive sotto il loro stesso tetto. Nel finale Hitchcock lancia un’altra possibile interpretazione emblematica, cioè che possano esser stati gli inseparabili a scatenare la rivolta. Melanie (appena sopravvissuta a un attacco), Mitch e la famiglia decidono di uscire dalla loro casa, entrare in auto e scappare da Bodega Bay. Mitch riesce a farsi strada nella moltitudine di uccelli che circondano la casa e raggiunge l’auto. Uno per volta fa uscire i suoi familiari e li fa salire, fino ad arrivare a Cathy che, all’ultimo, gli chiede di poter caricare in auto gli inseparabili, che in fondo non hanno fatto nulla di male. Mitch sembra contrariato, ma non vuole discutere nel delicato momento della fuga. Così caricano in auto anche la gabbia, e la famiglia si allontana, sotto lo sguardo di centinaia di volatili che cominciano a gracchiare, sempre più forte mentre l’auto si allontana, e sembra quasi che esultino. Al tempo stesso, una delle ultime scene che vediamo è quella di Melanie appoggiata alla madre di Mitch, che la accoglie in un abbraccio materno. Una riconciliazione tra una famiglia esistente e una nascente, celebrata dai canti striduli degli uccelli. 

Molte delle interpretazioni fatte su questo film derivano dal più ampio studio sul rapporto di Hitchcock con le figure femminili, sia materne che giovani e sessualmente appetibili. Si tratta di un tipo di relazione peculiare, fondata sulle paure e sul mistero, che sono poi all’origine del lavoro del geniale regista. La donna nei film di Hitchcock è sempre protagonista al di là del ruolo che ha nella storia, poiché possiede una doppia affascinante accezione: da un lato è sempre rappresentata nella sua bellezza, eleganza e dolcezza, ma la tempo stesso incarna i concetti di impulsività, ferinità, di una forza sconvolgente che irrompe e cambia ciò che ha intorno grazie alla sua carica sessuale. L’ambivalenza delle figure femminili gioca un ruolo fondamentale nella struttura dei thriller hitchcockiani e rappresenta le paure e le pulsioni inconsce del regista nei loro confronti, che ritroviamo anche nella sua vita privata. Melanie, interpretata da Tippi Hedren, che girerà con il regista un altro film dell’impronta fortemente psicanalitica come Marnie, incarna questa ambivalenza alla perfezione, ed è questo che la rende capace di interpretare al tempo stesso l’oggetto desiderabile e il mostro incombente. 

Tippi Hedren faticò parecchio per sostenere questo ruolo. Fu il suo primo ruolo cinematografico dopo la carriera come modella, in cui sottostò a una lavorazione estenuante in cui dovette fare i conti con i numerosi uccelli ammaestrati presenti sul set. Alcune delle ferite mostrate nel film furono erano reali, derivate da incidenti tra graffi di gabbiani e vetri frantumati. Il lavoro fatto le valse un grande riscontro da pubblico e critica, ma la sua carriera subì un arresto, proprio a causa di Hitchcock. Il rapporto tra i due si inasprì durante le riprese di Marnie, e Hitchcock le impedì di recitare fino al ‘67, tenendola sotto contratto per un terzo film che non si fece mai. L’immagine tramandata da Kim Novak e Grace Kelly della bionda bambolina con la forza di lottare fino allo strenuo per i suoi desideri venne ereditata dalla Hedren brevemente, ma abbastanza per restare indelebile nell’immaginario collettivo insieme a questo film. 

The Birds fu anche uno degli ultimi successi di Hitchcock, la cui carriera era in crisi nonostante le sue capacità di scrittura e messa in scena fossero ancora infallibili. Quest’anno The Birds è tornato in sala grazie all’ultimo restauro della Cineteca di Bologna, e ancora fa paura. Ancora Hitchcock si riconferma un maestro del cinema, per la sua capacità di usare il linguaggio, nelle sue minime sfaccettature, per giocare con la nostra mente, farci accettare l’impossibile e soprattutto mettere in questione noi stessi. 

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