Hereditary: l’horror di cui tutti parlano è sopravvalutato

Uno degli horror di cui si è parlato di più quest’anno a livello internazionale è Hereditary, in uscita nelle sale italiane il 25 luglio.

Diretto e sceneggiato da Ari Aster, al suo esordio cinematografico, è un film di cui non si dovrebbe leggere la trama prima di andare a vederlo. Con opere come questa è bello lasciarsi sorprendere quindi non vi sveliamo molto. L’unica cosa che possiamo dirvi è che si tratta della storia di una famiglia che si ritrova a confrontarsi con il suo passato.

Dal punto di vista tecnico regia e fotografia sono ottime. I toni scuri e l’assenza di luminosità accompagnano la maggior parte del film, tranne in alcuni momenti di luce che danno un effetto spiazzante che si accorda bene alle atmosfere della storia. La colonna sonora è inquietante al punto giusto e, anche se molto presente, non sovrasta mai quello che succede in scena. In certi momenti lascia anche spazio al silenzio totale, con un risultato ancora più terrificante.

Per quanto riguarda la recitazione, Toni Collette, nel ruolo della madre Annie, è dominante e non si perde mai in eccessi. Anche nelle scene di maggiore stress non scivola mai verso il ridicolo. Milly Shapiro nel ruolo di Charlie, è perfetta, e l’unico che non convince, nonostante si veda quanto ci provi, è Alex Wolff nel ruolo di Peter. Rendere il terrore dal punto di vista recitativo risultando credibili è senza dubbio molto difficile, e purtroppo nel suo caso la credibilità si perde a causa della performance troppo forzata.

Abbiamo detto che non vogliamo svelarvi nulla della trama, però è doveroso per questa recensione dire che la storia è proprio l’elemento che non funziona del film. Sono tanti, troppi, i momenti in cui delle vicende in apparenza originali scivolano nello scontato. Per quanto si voglia giocare con l’assurdo e il nonsense, per dare un effetto di vero terrore nel pubblico, almeno una goccia di realtà e credibilità devono essere presenti.
Qui questa è del tutto assente e lo vedrete con i vostri occhi durante gli ultimi cinque minuti del film, che fanno cadere nel baratro del ridicolo tutto quello successo nell’ora e cinquantacinque minuti precedente.

Nel complesso si tratta di una visione molto interessante per tutti gli aspetti tecnici della realizzazione. Quegli ultimi cinque minuti ci hanno fatto capire perché si è creato tanto clamore intorno a questo film.
Se andate a vederlo, fateci sapere cosa ne pensate!

Se volete farvi un’idea sul regista a questo link potete trovare il suo cortometraggio precedente.

Elisa Biagiarelli

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