Fermi a pensare: qualche nuova riflessione su Covid-19 e Cinema

Oggi vi proponiamo un nuovo aggiornamento sulla questione Coronavirus e cinema. Il 25 marzo abbiamo pubblicato un primo resoconto delle principali questioni legate alle difficoltà del settore cinematografico all’epoca dell’emergenza sanitaria, seguito la settimana successiva da un nuovo aggiornamento. Oggi riportiamo alcune delle novità emerse, purtroppo ancora solo a livello di discussione. 

Due giorni dopo l’annuncio di Macron sullo stop alle manifestazioni fino a metà luglio, Cannes ha annunciato che il festival non si potrà svolgere come al solito. Rispetto alla posizione iniziale che rinviava la manifestazione tra giugno e luglio, il presidente Thierry Fremaux è dovuto tornare sui suoi passi. Ancora non sappiamo come il festival deciderà di operare, anche se pare evidente che la transizione a una piattaforma streaming sia l’unica soluzione. Cannes ribadisce con fermezza che il festival in qualche modo si terrà, per mandare un forte segnale a tutto il mondo dell’arte cinematografica e non: “Dobbiamo provare l’importanza del cinema e il ruolo del suo lavoro, artisti, professionisti, cinema e pubblico giocano nelle nostre vite”. Resta ancora possibile lo slittamento ulteriore della manifestazione, nonostante sia davvero difficile pensare di ricollocarlo a ridosso di altri festival. Un ruolo difficile tocca a Cannes nel bilancio di questa emergenza, ma anche su tutto l’asse del mercato del cinema, che sta vivendo costanti turbamenti in tutta la filiera.

Comunicato stampa Cannes Film Festival 

In Piemonte si è pronunciato Alessandro Gaido, Presidente dell’Associazione Piemonte Movie, che propone un coordinamento tra tutte le realtà cinematografiche della regione presieduto dal Museo Nazionale del Cinema e dalla Film Commission Torino Piemonte, che aggreghi le realtà disseminate sul territorio, convogli e ottimizzi i fondi in modo da permettere una gestione chiara e non dispersiva e soprattutto agevoli l’organizzazione, così che gli eventi non si sovrappongano. Viene portato all’attenzione un problema più grande dell’emergenza, cioè quello dello spazio che le centinaia di iniziative di cinema della regione devono trovare per poter ripartire. Sicuramente è una richiesta audace e di complessa realizzazione, a maggior ragione in un momento di incertezza come questo, però l’intento è davvero lodevole e guarda avanti rispetto a questa emergenza, motivo per cui speriamo al più presto si possa aprire una tavola rotonda che metta in comunicazione le realtà del territorio. Anche se purtroppo potrà avvenire solo in dimensione virtuale. 

Lettera aperta su Piemonte Movie

Andrea Occhipinti ha rilasciato un’interessante intervista pubblicata su E-duesse, della quale riportiamo qualche elemento che stimola la discussione. Il CEO di Lucky Red parla di riaprire in pompa magna, inventando nuovi eventi, valorizzando il cinema nazionale (che vorrà acconsentire a farsi distribuire) e riportando magari in sala film di richiamo del passato. L’idea fa sognare, se pensiamo che in questo aprile dovevano ripartire anche i Cinema Days (6-7-8 aprile): sono già alcuni anni che si discutono e testano iniziative per portare maggior pubblico al cinema, perché questo sistema era già in crisi prima del Coronavirus. Occhipinti giustamente sottolinea infatti come serviranno comunque ingenti sostegni dal Ministero, non solo per quel che riguarda una forma di tax credit per i film che usciranno nonostante le incertezze del mercato, ma anche per poter istituire un nuovo parametro per misurare il successo dei film e la loro portata al di là del dato del boxoffice, che forse non sarà più il metro più rilevante dell’equilibrio economico del cinema. Sulla riapertura delle sale Occhipinti resta vago, perchè non si può dire adesso se sarà possibile riaprire con restrizioni, dato che ancora non si sa quali saranno. 

A questo proposito, sul fronte delle sale cinematografiche questa settimana è arrivato un nuovo importante aggiornamento. Giuseppe Amaro, presidente di Gae Engineering (società specializzata nella sicurezza eventi) ha ideato una prima soluzione per tornare a frequentare i luoghi pubblici. Il suo metodo è stato testato in stazioni, supermercati e cinema, tra cui uno del centro di Torino. Amaro suggerisce che per evitare gli assembramenti si continui a far accedere poche persone per volta negli spazi chiusi, con la regola che ognuno abbia a disposizione un metro quadro di spazio libero. All’esterno dei cinema verrà misurata la temperatura con un termometro a infrarossi e verranno approntati dei corridoi che permettano una fila ordinata, distanziata e agevolata dalla possibilità di prenotarsi a orari specifici. Ovviamente sarà di grande aiuto l’opzione di acquisto del biglietto online, così che non sia necessario sostare in biglietteria e così da avere già il posto assegnato. All’interno della sala i posti saranno distanziati, e gli spettatori verranno accompagnati all’interno e guidati anche all’uscita dal personale, che farà uscire ordinatamente una fila per volta dal cinema. Sarà necessario rivedere gli orari della programmazione per permettere il flusso dentro e fuori dalle sale in maniera agevole, ma pare che i tempi calcolati per ora siano vicini al tempo usuale. Il tempo in aggiunta dipenderà dall’attività di sanificazione della sala tra un film e l’altro. Si è pensato anche ad evitare assembramenti nei bagni, motivo per cui l’utente dovrà prenotarsi tramite App prima di potersi recare ai servizi. 

Ma quanto costerà tutto questo? Nell’articolo su La Stampa Amaro sostiene che i costi saranno contenuti in quanto non ci saranno spese strutturali ma gestionali.  Noi nutriamo forti dubbi: ogni sala dovrebbe aumentare il personale (o far lavorare a tempo pieno quello che già ha) per controllare gli accessi e assistere gli spettatori meno avvezzi all’uso della tecnologia (ricordiamo che il pubblico medio che frequenta le sale è, ahimè! molto anziano), poi bisogna pensare alle piccole aggiunte come cordoni, strutture di tendiflex per i corridoi esterni, e magari anche una copertura in caso di pioggia, e poi dobbiamo considerare i termometri, il gel antibatterico per le mani da posizionare all’interno della struttura, i costi della sanificazione delle sale (che siano appaltati a qualcuno da fuori o espressi in materiali che il personale dovrebbe usare), e poi c’è la spesa dell’implementazione delle app e il loro continuo monitoraggio. 

Il piano però prevede anche una soluzione che dovrebbe assistere nelle spese, il Virtual Seat. Pensando di poter vedere fisicamente al pubblico solo un terzo o metà dei posti in sala, si può pensare di adottare il metodo di MyMovies di prenotazione di un posto virtuale per assistere al film proiettato tramite una piattaforma streaming in contemporanea. Ovviamente pagando lo stesso biglietto che pagheremmo fisicamente. E qui torniamo al dilemma che ci attanaglia da quando abbiamo cominciato a interrogarci due articoli fa: chi è disposto a pagare 7-8 euro per vedere un film in streaming?

Articolo su La Stampa Online – 6 aprile 2020

Negli scorsi giorni aveva cominciato a circolare un ipotetico calendario di riaperture che posizionava i cinema a dicembre 2020. Questa ipotesi è stata disconosciuta dal viceministro dell’Economia Misiani, che afferma che ancora non ci sono tali certezze. E’ così irreale però pensare a dicembre? Per dirlo occorre molto più del dato del numero dei contagiati, come si può intuire dai tanti aggiornamenti che vengono fatti di settimana in settimana su tutte le fonti di informazione compreso questo blog. 

Articoli precedenti su cinema e Covid-19

Passo dopo passo: Aggiornamento su Covid-19 e cinema
(3 aprile 2020)
Questo non è un film: Come il Covid-19 ha contagiato il cinema
(25 marzo 2020)

Articoli successivi su cinema e Covid-1

Scontro tra giganti: Come il cinema affronterà il Covid-19
(24 aprile 2020)
Cinema e Covid: per lo spettacolo quale fase 2?
(9 maggio 2020)

Il cinema ai blocchi di partenza: la riapertura delle sale mette in luce le criticità del sistema
(11 giugno 2020)

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