Dove vedere al meglio The Hateful Eight in 70mm

Si è parlato per mesi del nuovo film di Quentin Tarantino, più che per il suo contenuto per il suo formato. Il film è infatti girato in pellicola Ultra Panavision 70mm. Nell’intera storia del cinema i film realizzati in questo costoso formato sono stati una manciata: Ben-Hur2001: Odissea nello spazioLawrence d’Arabia, fino a risalire a Grand Prix del ’66, un film girato più di 50 anni fa.

Tarantino resuscita, letteralmente, una pellicola di altri tempi.

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A rendere davvero unico questo formato è sopratutto il suo aspect ratio, ancora più estremo del tradizionale anamorfico 35 mm. Passiamo da un’immagine panoramica con una rapporto 2.39:1 a una di ben 2.76:1.

Il che significa che nonostante la pellicola sia proiettata su uno schermo panoramico, l’immagine è talmente larga che ci sono due spesse bande nere sopra e sotto l’immagine. Se lo schermo dove è proiettato non è abbastanza largo il rischio è di vedere il film ridotto a una striscia che attraversa uno schermo quasi vuoto.

L’uso di della pellicola 70 millimetri permette non solo di avere un’immagine più ampia, ma anche e sopratutto di aumentarne la qualità: la superficie espositiva raddoppia di quasi 6 volte, consentendo una maggior definizione e resa dei colori. Interessante come Tarantino si sia servito di questo formato ideato per catturare gli sconfinati panorami del Far West, per dare una profondità particolarissima a delle infinite sequenze in interni, grazie alla lente grandangolare che deforma e amplia la scena a dismisura.

Le tre sale

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In Italia le sale che lo hanno proiettato in 70 mm sono solo tre: il Cinema Arcadia a Melzo (MI), il Cinema Lumiere della Cineteca di Bologna e infine il Teatro 5 di Cinecittà, aggiuntosi all’ultimo minuto per la première italiana e trasformato per l’occasione in una sala cinematografica. Tarantino ha allettato i suoi fan proponendo la versione originale del  film, in pellicola Ultra Panavision e più lunga di quasi 20 minuti, con scene tagliate e una overture iniziale e un intermezzo scritti da Ennio Morricone. A questi si deve aggiungere un programma di sala con foto di scena e note sul film. Siamo riusciti a visionare lo spettacolo nelle tre sale e analizzare le differenze tra loro. In quale tra queste potrete avere la migliore esperienza di visione del nuovo film di Quentin Tarantino?

Sala Energia, Cinema Arcadia (Melzo – MI)

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La sala Energia è attrezzata con uno schermo di 30 metri di base, che ne fanno lo schermo Perlux© più grande d’Europa, capace di immergere appieno lo spettatore nei suoi 480 mq di schermo curvo. La sala conta 630 posti e la sua forma a conchiglia permettere a tutti una visione priva di disturbi, al di là del posto assegnato.

Le poltrone sono ampie e comode, e c’è spazio per allungare i piedi e lasciare passare qualcuno senza doversi alzare. Varcando la porta d’ingresso della sala  si accede a un luogo completamente isolato acusticamente. Persino la struttura portante della sala è staccata dal resto dell’edificio per evitare ponti sonori o interferenze. Più che una sala sembra di entrare in un’astronave. L’esperienza del film è totalizzante, un “rito collettivo” che ci riporta al cinema del passato, e solo quando inizia la proiezione si capisce veramente cosa vuol dire vedere una pellicola in 70mm su uno schermo di queste dimensioni.

Se proprio dobbiamo trovare una pecca su questo cinema è in sala di proiezione, dove i tecnici, forse troppo abituati al digitale, si sono lasciati sfuggire qualche errore.

Sala Mastroianni, Cinema Lumiere (Cineteca di Bologna)

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Alla Cineteca di Bologna The Hateful Eight è stato proiettato nella sala Mastroianni, provvista di 174 posti a sedere. Nonostante la Cineteca di Bologna sia uno dei templi del cinema italiano, le sale lasciano davvero a desiderare, e questo è dovuto anche al fatto di essere state ricavate da vecchie officine. In una sala lunga e stretta lo schermo, nonostante occupi tutta la parte alta della parete, è inevitabilmente piccolo (10x3m circa per un totale di 30 m2 di superficie, nemmeno un decimo di quello dell’Arcadia). A ciò bisogna aggiungere il particolare formato 70 mm Ultra Panavision, che riduce ancora di più lo spazio occupato dell’immagine cinematografica. I posti a sedere non aiutano: manca una qualsiasi inclinazione del pavimento e, per ragioni di spazio, non è nemmeno stata sfasata la disposizione delle sedie. Insomma, il rischio è quella di vedersi il film censurato da qualche testa o acconciatura troppo elaborata. La nota positiva sta tutta in cabina di proiezione dove troviamo dei protezionisti che sanno ancora usare la pellicola. Nessun immagine sfuocata, fuori bolla o senza sincrono. Certo, i rattoppi tra un rullo e l’altro che lasciano lo schermo al buio per mezzo secondo sono parte dell’esperienza di vedersi un film in pellicola, proprio come i residui di polvere,le trame, le bruciature, i segni delle bobine. L’immagine analogica è lì, stampata, vera, pulsante. Un’esperienza che il digitale, sempre così definito, perfetto, ma per questo più statico e distaccato, non riuscirà mai a darci.

Teatro 5, Cinecittà (Roma) (foto in copertina)

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Il fatto che si sia dovuto costruire una sala, all’interno di un teatro di posa, appositamente per l’occasione, mostra come persino nella capitale ci sia penuria di strutture abbastanza grandi e attrezzate per poter ospitare eventi come questo. L’effetto della città è stato d’immediata risposta, con una première affollatissima dove erano presenti sia il regista che il compositore Ennio Morricone.
L’affluenza del pubblico nelle settimane successive è stata ininterrotta, come del resto anche a Melzo e Bologna. In sala c’erano persone di tutte le età, venute per un’esperienza cinematografica
totale. All’ingresso del teatro è stata allestita una scenografia che rimanda ai luoghi del film, con tanto di neve finta e la ricostruzione della stamberga dove si svolge l’azione. Un atrio diverso dal solito, dove si può comunque aspettare l’inizio del film acquistando pop corn. La sala è larghissima, quasi volesse seguire lo schermo.

E’ stata attrezzata da zero e provvista di ben 888 poltroncine, per celebrare gli otto protagonisti del film e l’ottavo lungometraggio di Tarantino.

Se avevate ancora dei dubbi sulla megalomania di Tarantino questa sala li farà svanire: lo schermo di 21 metri di base offre tutto lo spazio di cui la pellicola a bisogno ed è l’unico delle tre sale ad essere tagliato su misura per questo formato.  Una sala improvvisata ma che svolge più che egregiamente il suo lavoro, offrendo agli amanti del cinema qualche chicca da portarsi a casa.

Chi vince?

A vincere questa classifica è il Cinema Arcadia, con un comparto tecnico e una sala di primo livello, l’unico e vero proprio cinema tre i tre. Schermo, sonoro, pellicola, conformazione della sala: tutto sembra fatto apposta per immergere lo spettatore un’esperienza cinematografica totale.

Al secondo posto il Teatro 5 che, nonostante alcune pecche, rimane comunque un ottimo modo per vedersi il film di Tarantino, sopratutto per l’ampio schermo e i set ricostruiti nell’atrio.

Per ultima rimane la Cineteca. Nonostante vanti un’ottima sala di proiezioni, non ha le strutture adatte per valorizzare a pieno questa pellicola.

Cinema del futuro

The Hateful Eight è l’ultima pellicola di una lunga serie che sembrano aver trasformato il cinema contemporaneo in un “cinema evento”, dove pochi e costosi titoli catturano tutta l’attenzione spingendo il cinema a virtuosismi tecnici che sembrano non avere fine. 3D, HFR, IMAX, 70mm, tutte tecnologie che spingono lo spettatore verso la sala promettendogli un esperienza che nessuno streaming e tv può dargli. Tarantino vuole anche lui riportare il pubblico al cinema, ma invece di stordirci con  un cinema di effetti speciali, azioni mozzafiato, o piani sequenza infiniti, decide di affascinarci col ritorno al vecchio cinema, a un cinema che ha reso suo, quello fatto da un attore davanti a una cinepresa. La pellicola in 70mm vuole portare un’intera generazione, che la pellicola non l’ha mai vista, a riscoprire il piacere di un’immagine piena di sfumature, contrasti, imperfezioni: in altre parole un’immagine viva, vera.

Articolo di Arianna Vietina e Raffaele Morini

Contributo di Tiziano Scricciolo

Foto di Riccardo Melato e Filippo Nordera

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