Comincia l’IsReal Festival a Nuoro

Si è inaugurata la quarta edizione di IsReal Festival di Cinema del Reale a Nuoro, che dal 7 al 12 maggio proporrà la sua selezione di film all’interno del centro etnografico della città. Io seguirò il festival interamente, facendo parte della Giuria Giovani che avrà l’incarico di assegnare il terzo premio. E’ un’esperienza che spero di affrontare con nuovi strumenti, dopo le passate esperienze nella giuria del River Film Festival di Padova e nella Giuria Classici di Venezia 72.

Perché questo festival? IsReal nasce per interrogarsi su una questione teorica antica come il cinema: cosa è reale? Cosa intendiamo per cinema documentario? Può un film documentario essere anche espressione estetica e artistica? Queste domande sono nuovamente tornate all’ordine del giorno nel mondo della critica e degli studi accademici, ma anche e soprattutto tra i cineasti, inclusi quelli italiani. Autori come Pietro Marcello, Leonardo di Costanzo, Alice Rohrwacher, Michelangelo Frammartino, Alina Marazzi, Jonas Carpignano, ma anche Matteo Garrone, elaborano tali quesiti nel loro cinema, nella ricerca di emozione e di storie anche nella ripresa del reale comprensivo di difetti, imprevisti e cambi di rotta. Indicativo è come questi autori si siano spesso, se non sempre, serviti di attori non professionisti, in cui convivono spontaneità e sforzo interpretativo.

Non a caso IsReal dedica quest’anno una retrospettiva, curata insieme al Festival dei Popoli di Firenze, su Roberto Minervini, uno dei pionieri di questa nuova scuola di cinema documentario, che è nata tra autori italiani ma fa parte di un mondo del cinema più ampio. Minervini infatti ha realizzato i suoi film negli Stati Uniti ed è proprio la sua capacità di aprirsi al diverso, a esperienze e luoghi lontani dalla sua personale esperienza, ad averlo reso capace di entrare in contatto coi suoi personaggi fino a poterli riprendere nel loro quotidiano nella maniera ipnotica che lo ha reso celebre.

Il festival comprenderà la sua retrospettiva con un totale di cinque film, più altri due omaggi al lavoro di Claire Simone e di Camilo Restrepo, di cui verranno proiettati rispettivamente quattro film e cinque cortometraggi.

In totale verranno presentati trentasei lavori in sei giorni, facendo un gran bel passo avanti rispetto ai ventuno film dell’anno scorso. Inoltre l’evento sarà animato da workshop, masterclass e presentazioni di libri, di cui due che ho già avuto modo di leggere. Si tratta di “La passione del reale” di Daniele Dottorini, un testo molto denso che cerca di districarsi nelle implicazioni etiche, filosofiche ed estetiche della rappresentazione del reale attraverso diversi esempi di film attraverso i decenni, e “L’Invenzione del Reale” di Dario Zonta, che è una raccolta di interviste a diversi registi italiani sui loro metodi di lavoro.

Il concorso ufficiale, sul quale sarò chiamata anche io a dare la mia opinione assieme ad altri nove giurati, sarà composto da nove film, dei quali otto sono anteprime nazionali.

Ieri sera abbiamo già cominciato a lavorare assistendo alla proiezione di Honeyland di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov, coppia di registi macedoni che hanno realizzato un lavoro dal valore oserei dire didattico su come si realizza un film documentario che non rinuncia al valore estetico e fugge alle logiche che abbiamo sommariamente affidato al “genere documentario”. Honeyland infatti è un film che nasce da un progetto cinematografico di documentazione su una specifica regione della Macedonia ed è evoluto con l’incontro con la protagonista, una donna che vive isolata in un luogo abbandonato, fuori dal tempo, dove alleva le sue api e vende il miele che produce. Lei ha una sola regola: metà per me e metà per le api. Il contatto con questa donna ha stravolto il progetto e i registi hanno lavorato per tre anni vivendo con lei, acquistando la fiducia degli abitanti e infine attendendo che una narrazione emergesse dalla realtà. A quel punto il film è sorto, in un cammino impervio e difficile, che però li ha ripagati. Quello che adesso possiamo vedere è un film senza sbavature, che ci porta a scoprire un contesto lontano ma anche a emozionarci in quanto umani come lei. Un film che mette tutti d’accordo, che ha già vinto un premio come Miglior Documentario al Sundance e qui ha riscosso un grande applauso alla sua prima proiezione in Italia. I registi erano presenti, ci hanno tenuto a dire che hanno scelto Nuoro rispetto ad altre mete e hanno risposto alle domande del pubblico dando quell’elemento che ora più che mai serve per comprendere questo tipo di cinema. Ci serve sapere quanti anni hanno lavorato, come sono entrati in contatto, come sono riusciti a entrare negli spazi che riprendono per capire la vera portata di un metodo di cinema così. Un metodo che se usato bene può spingerci a scoprire delle realtà in maniera approfondita, aiutandoci a entrare in sintonia grazie all’emozione veicolata dalla narrazione.

IsReal è un festival che nasce da una lunga storia di interesse per l’etnografia e il documentario che Nuoro ha da molti anni. Il direttore Alessandro Stellino ci ha tenuto a ricordare nel suo discorso durante la cerimonia di apertura che il luogo non è casuale. Nuoro è una città piccola, ma accogliente e aperta all’esterno, e chi sarà ospite del festival avrà modo di scoprirlo. Stellino ha parlato di un modello di festival che non punta al successo di botteghino o ai tappeti rossi, ma piuttosto ha l’obiettivo di far tornare tutti noi a casa con un bel ricordo e il desiderio di ritornare. E’ un concetto molto bello da proporre in un mondo in cui tanti festival nascono e muoiono in virtù della creazione di un mercato, di un engagement, che però non sempre è proporzionato alla ricerca di qualità e originalità. Cito in chiusura una delle ultime frasi del discorso di Alessandro Stellino che dice qui a Nuoro si crea “un’ipotesi di comunità che si concretizza intorno al cinema”.

Con la speranza rivolta verso un cinema che crea azioni concrete, ci apprestiamo a vivere questo festival. Seguiteci per tutti gli aggiornamenti.

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