CinemAmbiente 2019 #2: Il futuro è dei robot?

Continuiamo il nostro percorso di riflessioni su CinemAmbiente con alcuni dei temi che ci hanno fatto riflettere e discutere di più del festival, ovvero l’avanzamento della tecnologia robotica e le ricerche sull’immortalità dell’uomo.

The Truth About Killer Robots di Maxim Pozdorovkin è un documentario autoriale con un tono da thriller investigativo. Affronta diversi casi in cui sono morte delle persone a causa di robot e intelligenze artificiali e mostra come queste stiano sempre di più sostituendo gli esseri umani nei settori di lavoro terziario.

Differente è il caso di More Human Than Human,  di Tommy Pallotta e Femke Wolting che già dal titolo da uno spaccato più positivo e possibilista. Anche in questo film si parla di pro e contro, ma con un respiro più leggero, intrecciato alla ricerca personale, un punto di vista diverso da cui affrontare l’argomento. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale viene analizzata infatti attraverso un esperimento personale condotto da Pallotta, che ha cercato di costruire insieme a un team di professionisti del settore un robot abbastanza intelligente da essere in grado di sostituirlo nel suo ruolo, ad esempio in grado di condurre le interviste per il documentario.

C’è stato poi Monsieur Kubota di Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti, un documentario non propriamente scientifico, che ritrae uno scienziato nella sua quotidianità, e scorre lento come lento dev’essere stato l’avvicinarsi ed entrare in contatto con questa figura solitaria. Il risultato è molto spontaneo, e sottolinea ancora come sia l’uomo all’origine della ricerca e colui che ne traccia i limiti.

Dopo ore di discussione tra di noi abbiamo deciso di scrivere questo articolo insieme per parlarvi dei nostri punti di vista. In rosa trovate quello di Elisa e in verde quello di Arianna.

Una delle cose che mi spaventa di più come persona, quando si parla di avanzamento tecnologico e intelligenze artificiali, è il come quest’ultime vengano sempre di più utilizzate per sostituire l’essere umano. Da entrambi i documentari visti emerge come questa sostituzione sia sempre più efficace dal punto di vista pratico dei lavori di routine all’interno delle grossi produzione nelle fabbriche, ma ancora inconsiderabile quando si tratta di lavori che hanno a che fare con le emozioni dell’uomo.

In More Human than Human l’esperimento indicato sopra fallisce, perché il robot creato dal team di Pallotta nel momento in cui lo intervista è freddo, meccanico e senza neanche un briciolo di empatia. E questo non incentiva Pallotta ad aprirsi, cosa che dovrebbe accadere nel momento in cui si svolgono delle interviste per un documentario.

Uno dei casi mostrati in The Truth About Killer Robots che mi ha disturbato di più è quello di Zheng Jiajia, ragazzo cinese che si è “sposato” con Yingying, un robot-donna da lui costruito. Il modo in cui descrive la sua vita e il come la condivide con lei fa venire la pelle d’oca. Non per la possibile amoralità della cosa ma per il modo in cui descrive il perché ha fatto questa scelta. Dice che non essendo un ragazzo “bello e ricco” e che avendo difficoltà a parlare con le donne quella è stata la sua unica possibilità. E’ convinto di non avere nulla da offrire ad una donna e questa convinzione è triste e mi crea una forte rabbia perché è sinonimo del come la società ci impone dei modelli del tutto sbagliati minando l’autostima delle persone. Un ragazzo con un’intelligenza tale da poter costruire un robot ha senza dubbio molto da offrire ed è un peccato enorme che venga costretto a dedicare le sue forze alla compensazione della sua solitudine, invece di ricevere supporto umano e incanalare le sue capacità in altri modi.

In una TED Talk che ho ascoltato di recente Kai-Fu Lee, uno dei massimi esperti di intelligenze artificiali, dice che per quanto possa evolvere la robotica ci sarà una cosa che questa non sarà mai in grado di fare: amare. E sarà queste elemento a tenere separati uomo e robot, permettendo al primo di mantenere la sua umanità. Ma non è proprio l’incapacità di amore ed empatia che rende la robotica terribilmente pericolosa? Soprattutto se messa nelle mani dell’uomo e incapace di valutare la situazione. Ne è esempio il caso dell’attentato di Dallas avvenuto nel luglio del 2016, dove la polizia ha usato un robot dotato di esplosivo per uccidere l’attentatore facendolo saltare in aria. Questo viola la prima legge della robotica di Isaac Asimov, “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno” e dimostra quanto pericolosa sia la robotica nelle mani dell’uomo. Lì è stato ucciso un uomo che aveva appena ucciso a sua volta diverse persone, e qualcuno potrebbe considerare giusta la scelta dei poliziotti in quel momento. Ma basta un attimo in cui la tecnologia venga usata da un uomo per fare danno ad un altro uomo. Se un robot avesse la capacità di valutare le azioni che gli vengono imposte forse questo non sarebbe possibile, ma a quel punto cosa rimarrebbe a differenziare l’uomo dal robot? La carne e le ossa? E’ un circolo vizioso da cui è impossibile uscire.

Personalmente io sono positiva rispetto all’impiego dei robot nella vita quotidiana e all’implemento delle nuove tecnologie. Durante il festival ho vissuto un momento particolare che vorrei raccontare qui, legato alla visione di due film che ho visto uno dopo l’altro. I due film non parlano propriamente di robot, ma involontariamente hanno costruito insieme un discorso su come il futuro dell’uomo dipenderà sempre e solo dal nostro istinto di sopravvivenza.

Prima ho visto Monsieur Kubota realizzato da due registi italiani su un ricercatore giapponese. Il suo ambito di ricerca sono delle particolari meduse che hanno la capacità di ringiovanire le loro cellule, ripetendo il proprio ciclo vitale decine di volte. In un certo senso questa capacità le rende immortali, e Kubota vuole carpirne il segreto per applicarlo all’uomo. La ricerca dell’immortalità, da sempre denotata come una sfida impossibile, è una ricerca concreta per questo biologo che vi sta dedicando tutta la sua vita. Se troverà la formula, dice, potrà poi studiare tutte le altre specie che popolano il mondo senza avere limiti di tempo. Il film è molto riflessivo, segue questo taciturno scienziato nelle sue attività regolari, le visite alla spiaggia, le ricerche, la pulizia ossessiva e le sue serate karaoke. L’uomo parla poco, ma nel film c’è un interessante scambio tra lui e un biologo italiano, che gli chiede come farà il mondo a sopravvivere se tutti i 7 miliardi di esseri umani diventeranno immortali. Se Kubota troverà la formula l’immortalità sarà a disposizione di tutti, ma bisognerà operare una scelta: o rimanere immortali, rinunciando ad avere figli, oppure decidere di riprodursi ma accettare di dover morire.

Un dilemma fondamentale e incredibilmente interessante che viene riproposto nell’incipit del film che ho visto subito dopo, The Last Male on Earth di Floor van der Meulen, che abbiamo già citato nel nostro articolo precedente. Questo film, che parla di tutt’altro, si apre con una parabola. Dio chiama a sé la pietra, l’animale e l’uomo e chiede loro di decidere se avere figli o essere immortali. La pietra torna dopo poco e dice a Dio che preferisce l’immortalità alla possibilità di riprodursi. L’animale impiega più tempo, ma alla fine si reca da Dio e gli risponde che preferisce avere figli che vivere in eterno. Dio a questo punto aspetta l’uomo. E lo aspetta a lungo. L’uomo non arriva mai.

Una storia piccola ma esemplificativa. L’uomo non sa scegliere tra le due cose, non vuole privarsi ne della perpetuazione della sua immagine (istinto che vediamo anche in come sta abusando della terra) ma al tempo stesso non vuole accettare di morire. Ed è questa tensione che ci rende il morbo della Terra.

Questa riflessione filosofica ha attraversato soprattutto i film a tema robotica, tecnologie e ricerche, più che i film relativi ai cambiamenti ambientali. Forse perché, mentre in questo secondo tipo di film possiamo solo constatare il danno fatto e cercare di agire in maniera diversa, riguardo le tecnologie che ci stanno proiettando nel futuro tutto è ancora da fare. Non c’è l’esempio negativo da controbilanciare, bensì solo la nostra prospettiva, positiva o negativa, su qualcosa che deve ancora concretizzarsi.

Che ne pensate di questi temi? Conoscete qualche film che ne parla in maniera interessante? Se si attendiamo i vostri consigli!

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