Cinecomics: di cosa stiamo parlando?

La vittoria di Joker come Leone d’Oro alla 76^ Mostra del Cinema di Venezia ha aperto il dibattito sul ruolo dei fantomatici cinecomic nel nostro cinema. Ma cosa sono i cinecomics? Sono un fenomeno recente? Possiamo parlare di un nuovo genere destinato a espandersi ancora di più nel panorama contemporaneo?

Il tentativo che voglio fare è quello di trovare una bussola più che una risposta, consapevole del fatto che siamo in un dibattito aperto, dove ancora ci sono tantissime caselle vuote da riempire. 

Ma cominciamo dalle definizioni. Innanzitutto cinecomic è una parola adottata in Italia, mentre nel resto del mondo si parla più ampiamente di film basati su fumetti. Il perché di questa differenza di terminologia non mi è chiaro, anche perchè sebbene vengano usati come termini sinonimi secondo me definiscono film differenti. Basta che ci soffermiamo a pensare a quali film comunemente chiamiamo cinecomic e quali no: V per Vendetta è un cinecomic, mentre Tin Tin di Spielberg non lo è; oppure i film del Marvel Cinematic Universe sono cinecomic, mentre Superman del 1978 non lo è. 

Al di là del fatto che cinecomic è una parola di recente coniazione, io credo che a livello logico sia una accezione inclusa nell’insieme dei film tratti da fumetto.

Qual è la differenza? Quando parliamo di film tratto da fumetto equivale a tratto da un libro, quindi il film è, più o meno liberamente, ispirato a una fonte letteraria. E’ previsto quindi un certo grado di libertà, per cui gli autori del film decidono cosa prendere dal fumetto e soprattutto come trasporlo. Se accettiamo questa come la definizione di film tratto da fumetto allora cinecomic si presta a una specificità aggiuntiva, cioè quella letterale di “fumetto cinetico”, fumetto in movimento, e possiamo quindi aspettarci che riprenda fedelmente l’aspetto grafico e di messa in scena delle sequenze del fumetto. Possiamo indicare come esempio di cinecomic il film Watchmen, trasposto dall’omonimo fumetto di Moore e Gibbons da Zack Snyder, che ha ripreso quasi shot to shot le tavole disegnate. Un film che celebra la grandezza dell’opera originale con quasi tre ore di durata e una colonna sonora capace di amplificare i contenuti violenti e originali del fumetto, ed è più o meno da lì che ha cominciato a circolare il concetto di cinecomic, nel 2009.

Confrontiamoci però anche con la comune sovrapposizione dei concetti di cinecomic e film di supereroi. Inutile negare che molti dei fumetti che hanno trovato trasposizione al cinema sono fondati sul concetto del supereroe, da Barbarella (1968) ad Aquaman (2018). Un caso esemplare è tutto il mondo di Marvel e DC, che su questa idea hanno fondato il loro successo, prima sul fumetto e adesso con il cinema, con la creazione di alcune delle saghe cinematografiche più prolifiche e redditizie di sempre.

Però non tutti i fumetti da cui sono stati tratti film parlano di supereroi. Sono diversi i casi di cinecomic tratti da graphic novels (fumetti a volume unico autoconclusivo) che non trattano di supereroi, come 300 di Frank Miller o Le bleu est une couleur chaude di Julie Maroh, diventato famosissimo grazie alla trasposizione cinematografica di Abdellatif Kechiche, La vita di Adele, vincitore della Palma d’Oro nel 2013. I fumetti non legati ai supereroi hanno trovato maggiore fortuna fuori dagli USA, con casi come Pollo alle prugne o Persepolis (e qui si potrebbe aprire un altro grande capitolo sul fumetto trasposto in animazione), oppure nel mercato del cinema indie, come è successo a Scott Pilgrim vs the world.

Numerosi anche in Italia i casi di graphic novel trasposte, con film come L’ultimo terrestre, e recentemente 5 è il numero perfetto di Igort. Notare come in questi due casi gli autori dei fumetti sono stati anche registi della pellicola. Non tutti gli autori hanno sposato in maniera altrettanto entusiastica le trasposizioni cinematografiche dei propri fumetti, ma questo dato può farci riflettere su come il cinecomic non sia solo una prospettiva allettante per il produttore, ma anche per i fumettisti, allettati all’idea di vedere le proprie pagine animarsi, e magari così essere in grado di raggiungere un pubblico più ampio, che annovera anche i “pigri” della lettura. In Italia inoltre abbiamo sviluppato un’ondata di cinecomic all’inverso: cioè prima è nato un film e sono state realizzate delle serie a fumetto parallelamente o dopo l’uscita della pellicola, come nel caso de Il ragazzo invisibile, Monolith, Ride e l’acclamato Lo chiamavano Jeeg Robot.

In generale il fenomeno delle trasposizioni da fumetto si inserisce in una prospettiva molto più ampia sul riutilizzo delle opere che sta incrementando in questi anni. Se ci fermiamo alla distribuzione regolare ormai è quasi impossibile distinguere le opere originali tra le proposte in cartellone. Ovviamente nei festival è molto più facile trovare opere originali, che però magari sono di autori giovani, opere sperimentali o comunque che di rado riescono a interessare (purtroppo) il Mercato del Cinema. Parlando di cinema mainstream ormai ci si affida spesso a storie già sentite, che si tratti di libri, videogames, altri film (di cui fare sequel, reboot, remake…) o fumetti. 

Ed ecco che qui torniamo alla domanda principale. In questo contesto, Joker di Todd Phillips vince il Leone d’Oro, il premio più importante del festival più antico del mondo e che negli ultimi anni si è attestato come apripista per la corsa all’Oscar. Cosa significa? 

Purtroppo, nell’andare ad analizzare questo evento, la prima e fondamentale spiegazione va scartata: Joker è un gran film, ma a mio parere non è per questo che è stato premiato. 

Il film di Philips ha avuto la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Non è un semplice cinecomic, ma una storia originale costruita intorno a un personaggio che deriva dal fumetto, ma di cui non sono mai state approfondite le origini. Philips ha quindi estrapolato questa figura, che già era tra le più affascinanti e rappresentate dell’universo DC, e ci ha costruito intorno un film d’effetto e incredibilmente pop. E’ un film che non può non piacere, perchè ha dentro tutti gli elementi del cinema che “va di moda” adesso: ultra violenza, vendetta, colpi di scena, critica sociale, un personaggio negativo approfondito nel suo lato umano e un linguaggio comprensibile ed estetizzante allo stesso tempo. Tra le sue ispirazioni c’è Scorsese, ma di certo anche il Joker di Heath Ledger e serie tv come Mindhunter e True Detective, perché questo è un film profondamente intriso della nostra cultura visiva contemporanea. Di fumettistico c’è poco, ed è giusto nell’ottica del film, che vuole essere un’opera originale. Con questa operazione Philips ha ottenuto un win-win: basandosi su un personaggio DC ha ottenuto la produzione e la curiosità dei fan dei fumetti, ma con una sceneggiatura originale, con cui è andato nella direzione che voleva, è riuscito a fare un film che può parlare a un audience del tutto diverso, compresa la Mostra di Venezia, i suoi selezionatori prima e la sua giuria poi. 

Secondo me la giuria di quest’anno aveva altri ottimi candidati tra le mani, ma Joker gli ha fornito la via d’uscita migliore dalle discussioni che senza dubbio hanno dovuto affrontare in sede di scelta. Perché questo premio fa clamore, e in un certo senso fa storia, poiché tutti si ricorderanno del “cinecomic che ha vinto a Venezia”. Poco conta in fondo che tipo di film sia in realtà.

Veniamo quindi a una domanda ancora più importante: cosa succederà adesso? 

Ora che questo film è stato consacrato dalla Mostra, ha avuto il suo contraddittorio sulla stampa (ad esempio il Time ha tentato di abbatterlo, con scarso successo) e adesso l’aspetta l’uscita in sala in tutti i paesi, a partire dal 2 ottobre. Il box-office decreterà definitivamente il successo di questa produzione, poiché io credo che il grosso degli spettatori andrà per curiosità nei confronti del personaggio più che per la prestigiosità del Leone d’Oro. Con molta probabilità tanti correranno in sala senza neanche sapere che a interpretare il Joker ci sia uno degli attori più talentuosi del mondo, Joaquin Phoenix, e che molti fan del fumetto usciranno delusi criticando la sua risata o la nuova interpretazione di questo personaggio. In breve, è un film di valore, che ha portato a termine un’operazione oculata e ambiziosa, che otterrà un successo economico molto superiore alla comprensione del pubblico nei suoi confronti

E dopo Joker? Attendo con impazienza di vedere con quali progetti le maggiori case di produzione, Disney in primis, cercheranno di ricalcare questo fenomeno, sperando in lauti incassi. Immagino copie carbone del film di Philipps che invadono le nostre bacheche facebook e poi i cinema, senza mai riuscirà a replicare “l’originale”. E’ questo quello a cui il Cinema aspira? 

Io un po’ spero che Marvel continui a sfornare i suoi action con la comicità di Tony Stark, e che Joker resti un esempio unico di come piegare una moda alle proprie necessità. Complimenti Todd Phillips.

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