Cannes: da Festival a Marchio, la politica e la line-up

Mercoledì 3 giugno è stata rivelata quella che sarebbe stata la line-up del Festival di Cannes 2020, che purtroppo quest’anno non si svolgerà a causa della pandemia da Covid-19. Potete leggere la selezione integrale del festival sul sito, così come la lettera firmata dal direttore Thierry Fremaux, in cui spiega le motivazioni per le scelte compiute da uno dei festival più importanti del mondo. 

In questa lettera si spiega come non sia mai stata un’opzione rinunciare a questa edizione, per via del grave impatto della sua assenza nel panorama del mercato cinematografico mondiale. Cannes ha quindi optato per comunicare comunque l’elenco dei film scelti per assisterli nel loro percorso distributivo nel corso dell’anno con il marchio di garanzia “scelto da Cannes”.

I 56 film che compongono la selezione (un numero in linea con le edizioni precedenti) sono stati estratti dai 2,067 feature film ricevuti. Il festival segnala che rispetto agli anni passati le candidature sono aumentate: furono 1,845 nel 2019, 1,916 nel 2018 e 1,885 to 2017. Curioso notare che i film non sono divisi nelle classiche sezioni del festival: niente Un Certain Regard, niente Settimana della Critica ne Quinzaine des Réalisateurs, niente Concorso. Al loro posto vediamo invece delle nuove categorie denominate The Faithful, The Newcomers, Firsts Features e poi Documentaries, Comedies e Animation, come fossero categorie di ricerca in una piattaforma streaming. La scelta, sempre spiegata nella lettera, è quella di permettere a chi vede il programma di formare una sua idea di come questo festival poteva configurarsi, ma appare anche chiaro che non aveva alcun senso creare una competizione tra film che non possono ancora essere visti. 

Il festival di Cannes ha avuto un solo vantaggio rispetto a quelli che verranno poi, è cioè di aver potuto selezionare da un bacino di film che già erano conclusi prima dell’emergenza. I titoli di punta sono però pochi e sono solo quelli già ventilati da settimane da tutte le testate (Anderson, Vinterberg, Kawase), per cui la selezione appare un po’ scarna, complice anche l’assenza di comunicazione social del festival che dovrebbe puntare a valorizzare le opere prime o di autori poco noti ai più. Bisogna tenere a mente che la selezione dei film che vediamo sul sito vede assenti autori che magari hanno preferito non partecipare alla selezione quest’anno, facendo scelte strategiche altre di presenziare ad altri festival o tornare a Cannes il prossimo anno. E dato che molte produzioni sono ferme, nel futuro più festival dovranno contendersi gli stessi titoli di richiamo e magari andare a pescare in paesi meno considerati o in produzioni più vecchie. 

Cannes si è dovuta “ridurre” a un marchio di qualità, con l’ottica di aiutare questi 56 film a promuoversi, ma il problema si ripresenta nell’ostacolo ancora non superato delle sale chiuse. Per quanto possa spingere per la distribuzione di queste opere il sistema è già compromesso in Francia come nel resto del mondo, anche se ancora è presto per avere una stima di quante sale apriranno e quante no. La Francia riaprirà le sale il 22 giugno, solo allora avremo una dimensione di quanto la manovra potrà effettivamente avere impatto sulla vita in sala di questi titoli. 

Cannes ha anche il suo personale interesse a “bollare” questi film come suoi, in modo da ottenere una eco grazie a festival futuri che li porteranno sul grande schermo, dove possibile. Attestano in questo modo la loro presenza e il loro valore sul mercato, e nobilmente cercano di mettere ciò a servizio dei film. 

Ci sono però altre critiche da fare. Premettendo che Cannes è il primo festival internazionale di serie A ad essersi confrontato con il Covid per ragioni puramente cronologiche, il festival non è riuscito a proporsi come forte e deciso sulle proprie scelte, temporeggiando e lasciando trasparire un forte disagio dovuto a una mancanza di flessibilità. Mentre tanti altri festival stanno pensando all’alternativa in streaming, o anche una modalità blended di sala fisica e online, Cannes ha categoricamente escluso l’opzione per una questione di principio, condivisibile  o meno che sia. Ha però traslato all’online la sezione del Marché, dimostrando comunque di non essere superiore a una transizione al digitale che sta avvenendo in tutto il mondo. Questa scelta ci porta a un quesito fondamentale, che tutti ci siamo posti dopo aver visto la conferenza stampa: e adesso questi film dove potremo vederli? Il marchio Cannes non serve a niente se non ai libri di storia se questi film restano irraggiungibili per il pubblico, che ora più che mai è affamato di contenuti. Mentre un evento come il Far East Film Festival di Udine ha optato addirittura per una piattaforma ad abbonamento dove i suoi film resteranno disponibili nel tempo, permettendo a chiunque di pagare e vedere, Cannes resta arroccata in una torre di avorio, senza capire che questa poteva proprio essere l’occasione per svecchiare un sistema elitario e accogliere nuovi utenti. 

Queste riflessioni cedono ora il passo all’osservazione degli eventi, che ci diranno quali mosse saranno di maggiore successo ed efficacia in questo settore. Attendiamo con ansia di sapere dove questi film approderanno, e passiamo adesso a vedere qualche titolo insieme.

Sono stati candidati film da 147 paesi, 24 sono invece quelli rappresentati nel concorso. Grande assente è l’Italia.

The Faithful

  • The French Dispatch di Wes Anderson
  • Été 85 di François Ozon
  • Lovers Rock e Mangrove di Steve McQueen, che fanno parte di un progetto per la TV che comprenderà cinque film prodotti da BBC e Amazon Prime.
  • Druk di Thomas Vinterberg, regista che ha inaugurato la sua carriera proprio a Cannes con il Premio della Giuria con  il film d’esordio Festen (1998)
  • Heaven: To the Land of Happiness di Im Sang-soo, regista sudcoreano noto principalmente per aver realizzato il remake di The Housemaid nel 2010.
  • Peninsula di Yeon Sang-ho, attesissimo sequel del film zombie sudcoreano per eccellenza Train to Busan.

The Newcomers

Ammonite di Francis Lee, attore inglese che ha esordito come regista nel 2017 con il lungometraggio God’s Own Country, che aveva al centro della trama una relazione spontanea e densa di passione tra due uomini. Con questo film Lee si sposta dal lato opposto, rappresentando una storia d’amore tra due donne interpretate da Saoirse Ronan e Kate Winslet. 

An Omnibus Film

Septet: The Story of Hong Kong di Ann Hui, Johnnie TO, Tsui Hark, Ringo Lam, Sammo Hung, Yuen Woo-Ping et Patrick Tam. Ci interessa molto questo che sembra un film evento che ha raccolto la partecipazione di alcuni dei più importanti cineasti dell’area hongkonghese. Non vediamo l’ora di vederlo perchè Hong Kong è un luogo che abbiamo esplorato e imparato ad amare grazie ai film di Wong Kar-wai, purtroppo grande assente in questa squadra di autori. 

The First Features

Falling di Viggo Mortensen, sarà interessante vedere questo esordio alla regia

Animated Films 

  • Earwing and the Witch di Goro Miyazaki, primo film dello Studio Ghibli in 3D.
  • Soul di Pete Docter

Terremo comunque d’occhio tutti i film che Cannes ha selezionato, per scoprire che percorso effettivamente avranno, in un futuro dove la lotta tra sala e streaming si trasformerà in nuove forme. Voi che film tra questi aspettate di più?

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